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Giovedì, 14 Dicembre 2017

Atto umano

Distinzioni preliminari

Parlare di atto umano in prospettiva etica significa parlare di un atto totalmente libero. Secondo la terminologia classica usata da S. Tommaso l'atto umano si distingue in atto volontario interno, che si identifica col momento volitivo, nell'intenzionalità o nell'atteggiamento del soggetto morale e atto volontario esterno, che si identifica col comportamento.

Secondo l'etica dell'atteggiamento la benevolenza o, in altri termini, l'atteggiamento moralmente buono, per essere veramente tale e per esserlo realmente, dovrà trasformarsi, almeno tendervi, in beneficenza. Il bene-volere implica necessariamente il bene-facere.

Dopo aver distinto l'atteggiamento dal comportamento non si può fare a meno di esaminare i diversi atti volontari esterni che non sono tutti dello stesso tipo e la cui diversità comporta significative conseguenze nell'attuazione del procedimento etico-normativo.

 

Le diverse azioni

I tipi di azione che noi conosciamo ed a cui spesso non prestiamo molta attenzione sono tre: azioni distributive, produttive, espressive.

Le azioni distributive sono quelle con le quali si distribuisce qualcosa alle persone interessate. Poiché appare del tutto ovvio, sulla base anche delle precedenti riflessioni sul principio dell'imparzialità, che una distribuzione qualsiasi diventa accettabile dal punto di vista morale quando viene operata in parti del tutto uguali e a tutti coloro che ne hanno diritto, l'attuazione del processo valutativo su questo tipo di azioni può anche ritenersi facilitata.

Ma se questo può essere vero quando si tratta di distribuire 100 euro a 10 persone diverse, quando cioè è chiaramente definito sia ciò che si deve distribuire come anche il numero di coloro ai quali dovrà essere distribuito, le cose si complicano sempre di più quando comincia a non essere più chiaro l'oggetto da distribuire, l'ordine o il criterio con cui distribuire le diverse cose, il numero di coloro che meritano di ricevere quell'oggetto, la categoria di persone sulla quale far ricadere la preferenza nel caso in cui non si possa accontentare tutti e non si possa realizzare l'uno o l'altro o tutti quanti insieme questi aspetti.

I problemi di etica sociale ed economica sono di così difficile soluzione proprio perché spesso, sia a livello nazionale che ancor di più a livello di rapporti internazionali, non è chiaro almeno un punto di quelli sopra elencati.

Le azioni produttive sono quelle che cominciano a produrre la loro conseguenza o il loro effetto nel momento stesso in cui vengono poste, a prescindere ed indipendentemente dalla volontà di chi le compie. Ingoiare una compressa significa cominciare a produrre nel proprio organismo o nell'organismo di chi magari non voleva prenderla effetti ben precisi che possono identificarsi sia con la guarigione, come anche con la morte, in base al tipo di compresse ed alle dosi somministrate.

Di fronte a questo tipo di azioni si coglie facilmente come sia del tutto secondaria l'intenzione con cui esse vengono compiute e come nell'attuazione del processo valutativo non si debba assolutamente prendere in considerazione l'intenzione del soggetto agente.

Sarebbe veramente strano se un'azione dovesse essere considerata moralmente retta solo perché compiuta con le migliori intenzioni di questo mondo: in questo caso potrebbe pure risultare tale l'azione di chi somministra, ad es., un flacone di sonniferi, allo scopo o con l'intenzione di addormentare l'altro, perché ne ha assoluto bisogno, provocandone cosi la morte.

Non dover prendere in considerazione l'intenzione del soggetto nel formulare il giudizio morale sulle singole azioni significa solo tenere presente che la valutazione dell'atteggiamento risulta sempre altra cosa rispetto alla valutazione del comportamento e che si possono sempre avere fra loro quelle diverse composizioni di cui si è parlato.

Le azioni produttive ovviamente possono e devono essere valutate solo in riferimento a ciò che producono e non in base alla somiglianza esistente nella loro materialità: la coltellata è tale e viene chiamata così perché provoca emorragia e di conseguenza morte, la coltellata invece che non produce morte ma guarigione, pur risultando quasi del tutto simile viene chiamata taglio o intervento chirurgico.

Le azioni espressive sono quelle, invece, che dal punto di vista materiale di per sé non producono nulla, non necessariamente ciò che viene loro attribuito o anche l'opposto di ciò che viene loro attribuito. Fondamentalmente esse sono dei segni e vengono poste per esprimere agli altri ciò che al limite potrebbe essere espresso anche altrimenti. Il segno, infatti, in quanto tale è del tutto convenzionale: il saluto che il militare fa al tricolore è l'azione espressiva di chi rende omaggio alla propria nazione; il fiore regalato è il segno dell'affetto e della gratitudine che si ha nei confronti dell'altro.

Le azioni espressive, in altri termini, si distinguono non tanto per ciò che producono nell'altro, quanto piuttosto per ciò che il soggetto agente mediante esse esprime. Portare fiori al cimitero non produce il ritorno tra i viventi di una persona cara, ma esprime i sentimenti di chi compie l'azione; così il portarli in chiesa: portare fiori a Dio, lodarlo, ringraziarlo non significa neppure renderlo più felice, perché il povero essere mortale non può mai aggiungere qualcosa alla infinita gioia e felicità di Dio. A Dio l'uomo può solo cercare di esprimere i propri sentimenti.

In quanto segni che servono ad esprimere un proprio sentimento interiore, le azioni espressive sono collocabili più nella sfera di ciò che si identifica con atteggiamento, che in quella del comportamento. Valutarie, pertanto, non significa prendere in considerazione il loro prodotto, ma ciò che esse esprimono e più esattamente ancora ciò che il soggetto mediante esse intende esprimere. Il bambino, talvolta, esprime alla mamma il proprio affetto raccogliendo ed offrendo ciò che del fiore ha solo sembianze esteriori, ma per la mamma l'azione resta sempre segno graditissimo del più genuino affetto di figlio. Per questo stesso motivo se da una parte diventa impossibile valutare le azioni espressive se non si conosce e non si ha possibilità alcuna di intuire il significato ad esse dato da chi le compie, diventa pure possibile dall'altra che qualcuno pensi di esprimere in maniera del tutto al di fuori del normale un profondo sentimento interiore o la stessa adesione ad un ideale, ad un principio o a quello che viene chiamato lo scopo ultimo, unico o supremo della propria esistenza.

Questo succede soprattutto con quelle che di solito vengono dette azioni espressive dispendiose: con esse si manifesta a tal punto il proprio attaccamento ad un valore, soprattutto a quello morale, da essere disposti a sacrificare qualsiasi altra cosa, compresa la vita. Esse, che abitualmente sono conosciute come azioni eroiche, nel linguaggio tradizionale vengono chiamate azioni supererogatorie, perché con esse si compie un'azione che va al di là di ciò che risulta moralmente richiesto.

Per questo tipo di azioni troviamo esempi molto significativi nel missionario che nelle prigioni di Mao in Cina con un pezzo di lametta arrugginita si taglia la lingua in modo da non poter più parlare ed evitare, così, di rivelare, sotto tortura, un segreto confessionale; in Jan Palach che si dà fuoco nella Piazza S. Venceslao di Praga per esprimere totale adesione a quel valore che il popolo avrebbe raggiunto solo 21 anni dopo; in Massimiliano Kolbe che manifesta fino in fondo il proprio amore del prossimo o in tutti coloro che noi chiamiamo eroi, martiri per motivi di fede politica o religiosa.

Chi compie una simile azione viene apprezzato, stimato e onorato anche da coloro che professano altre religioni o altre ideologie: è questo ad es. il significato di quell'altare dedicato a tutti i martiri della libertà, a tutti gli eroi della pace, a tutti i testimoni dell'amore, nell'abside della cattedrale di Canterbury.

Ci sono, infine, azioni produttive ed espressive insieme, che possiedono le caratteristiche delle azioni dell'uno e dell'altro tipo e che dovranno essere valutate, ovviamente, tenendo in considerazione ambedue i punti di vista.

Il mangiare ed il vestire sono esempi classici di questo tipo di azioni: in quanto produttiva, l'azione del mangiare serve per nutrirsi e in quanto espressiva, l'azione viene compiuta all'interno di contesti conviviali e spesso molto festosi; ci si veste per avere riparo dal freddo, ma anche per esprimere mediante l'abbigliamento se stessi o alcuni tratti della propria personalità.

E' sempre possibile che scopi e valori della dimensione produttiva entrino in conflitto con scopi e valori della dimensione espressiva di questo tipo di azioni ed in questo caso il problema diventa quello di sapere se bisogna preferire il valore dell'espressività o quello della produttività ed avere dei criteri per effettuare la scelta o accordare preferenza all'uno o all'altro.

La problematica esistente in campo etico-normativo nei confronti di tanti comportamenti della sfera sessuale o matrimoniale, ad es., è strettamente connessa alla duplice qualità espressiva e produttiva dell'atto sessuale o matrimoniale che, come si afferma nel capitolo sui fini del trattato di morale matrimoniale, mira alla procreazione e all'amore reciproco. Le difficoltà vengono ad emergere nel momento in cui si accorda maggiore o minore preferenza all'una dimensione o all'altra, all'una a scapito dell'altra.

Operare questo tipo di analisi sulle diverse azioni umane prima ancora di iniziare il processo valutativo significa poter distinguere le caratteristiche specifiche dell'azione che si sta valutando, potersi riferire di volta in volta ai diversi aspetti e poter formulare pure di conseguenza giudizi morali aderenti alla realtà delle cose. […]

 

Voce a cura di:
Salvatore Privitera, 1945-2004

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.