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Sabato, 20 Ottobre 2018

Embrioni: statuto morale e giuridico per proteggerli

Il conferimento del premio Nobel per la medicina a Robert Edwards, ideatore della tecnica della fecondazione artificiale, ha sollevato nel mondo cattolico, e non solo, numerose critiche. Fra le altre, una delle critiche più pertinenti ha richiamato l'attenzione sul fatto che la tecnica della provetta non risolve e tanto meno cura la sterilità e l'infecondità: semplicemente le scavalca, le rimuove, come se non esistessero. La decisione della commissione di Stoccolma di assegnare il Nobel al padre della provetta rischia pertanto di relegare nell'ombra chi si impegna tenacemente per vincere la battaglia contro la sterilità e l'infecondità senza imboccare scorciatoie biotecnologiche.

Il vero problema, però, non rigurda la cosiddetta fecondazione medicalmente assistita, bensì la selezione embrionale, l'alta percentuale di embrioni sacrificati per ottenere una gravidanza. In proposito l'Associazione ginecologi e ostetrici cattolici ricorda che in base all'ultima relazione del ministero della salute del 2008 in Italia sono nati solo 7.855 degli 85.113 embrioni trasferiti in utero. E su scala mondiale per 4,5 milioni di bambini nati vivi ve ne sono stati 41,5 milioni di scartati ed "esposti volontariamente a morte". A questi numeri vanno poi aggiunti i milioni di embrioni congelati. In Italia ufficialmente sono 3.415 gli embrioni cui i genitori hanno espressamente rinunciato.

Cifre come quete, già di per se stesse significative, offrono l'occasione di tornare su due temi di fondamentale importanza.

Il primo, la fecondazione medicalmente assistita, è un invito a riflettere sul senso umano della generazione di una nuova vita. Un'esperienza che ci richiama all'identità di ogni essere umano, frutto dell'amore dei genitori e, al tempo stesso, per i credenti, dell'amore di Dio. E' dalle sorgenti di questo amore che scaturisce l'esistenza di ogni persona, la sua dignità, simbolicamente espressa dal nome. L'amore non sopporta l'anonimato; si rivela nel nome, nel volto di ciascuno. E' un appello a riconoscere la dignità di ogni essere umano costituito come "dono", radicale, evidente, che niente e nessuno riesce a cancellare. Anche il figlio della provetta, sotto questo profilo, è dono, frutto dell'amore dei genitori. Non è un essere anonimo, concepito per caso o, come si suol dire, per sbaglio. E' un essere desiderato, atteso, voluto, che gli sposi chiamano all'esistenza a cui danno un nome.

Il rischio che il magistero cattolico vede e denuncia nella tecnica della fecondazione medicalmente assistita è che venga meno lo spirito del dono e il figlio sia voluto per colmare un vuoto affettivo, o addirittura per motivi meno nobili: il che vale ovviamente anche per la generazione naturale. Il problema pertanto che si pone è di inquadrare e approfondire in senso personalistico e non puramente naturalistico, biologico, l'argomentazione etico normativa contro la fecondazione artificiale, così da renderla più chiara, perspicua e convincente.

Il secondo tema, l'embrione, è un invito a riflettere sulla dignità di un essere umano che, per quanto in via di sviluppo, è persona. Problema questo, se possibile, ancora più controverso, delicato e complesso. Se la morte del cervello è la fine della persona - è l'argomentazione di molti - ciò significa che la sua vita comincia con l'attività del cervello. No, ribattono giustamente altri: la vita è un processo continuo e nell'utero ogni demarcazione è arbitraria.

Il rischio che il magistero cattolico vede e denuncia nella fecondazione artificiale è questa volta la mancanza di rispetto per la dignità di un essere umano fragile, indifeso, spesso ignorato dalla legge. Da una parte, l'uso crescente di ecografie, registrazioni del battito cardiaco, analisi cliniche in gravidanza, anticipano in qualche modo la nascita del bambino, lo fotografano. Dall'altra, prima di quel giorno la legge quasi lo ignora, per l'anagrafe non esiste, per la politica nessuno ha il diritto o il dovere di curarsene, eccetto la madre. Eppure questo nostro fratello più piccolo, come lo definisce un bel documento della chiesa, non cessa di reclamare il suo diritto a vivere, all'esistenza, al rispetto, al riconoscimento della sua dignità, a uno statuto morale e giuridico che permetta di limitarne usi e abusi. Troppi sono gli occhi puntati su questa entità in balia di molteplici interessi scientifici, economici, politici: "Cercare l'oro nei bambini" titolava anni fa un settimanale economico a proposito della nuova ostetricia. "Cercare l'oro negli embrioni" potrebbe essere un titolo più aggiornato che chiama tutti a un ripensamento dei nostri atteggiamenti e a una nuova responsabilità nei confronti di un essere che per quanto invisibile è già in mezzo a noi.

Giuseppe Trentin