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Martedì, 14 Agosto 2018

Una ricetta per la società giusta

Abbiamo l'impressione che la nostra società sia ben-ordinata, cioè sia, tutto sommato, una società giusta? Pensando ai problemi attuali, forse tanti risponderebbero: «non più». Infatti, «c'è la crisi». E pensiamo ai nostri problemi economici, giuridici, sociali o politici: cioè che i conti pubblici siano "in ordine", che la giustizia funzioni, che la previdenza sociale sia efficace o che la sicurezza pubblica sia ben garantita. Identifichiamo allora la società "giusta" con un certo funzionamento della società nelle sue varie articolazioni: l'economia, la giustizia, la protezione sociale e la politica.
La domanda "etica" sulla società "giusta", però, riflette sul fatto che la crisi, i problemi attuali di "funzionamento", sono sintomi allarmanti di un disagio ben più grave. Perché ci sentiamo, in questi problemi, "smarriti". Ci mancano i criteri, i principi, per orientarci nei nostri problemi. E questo fatto ci sorprende, ci disorienta, perché fino a ieri tutto ci sembrava funzionare bene. La riflessione etica, a questo punto, vuole aiutarci a ritrovare i principi di un ordine "giusto" della società, al fine di farci uscire dal disorientamento, dalla "crisi".
La crisi, in questo senso, è smascherante: ci fa prendere coscienza del fatto che al fondo dei nostri problemi attuali sta una domanda radicale: quali sono i principi di una società "giusta"?
Di questa domanda si sono occupati i filosofi di tutti i tempi. Il più autorevole pensatore che nel XX secolo se ne è occupato è stato John Rawls. Nel 1971 egli ha pubblicato «Una teoria della giustizia», chiedendosi quali siano i principi di un "ordinamento giusto" della società. E ha risposto: anzitutto il rispetto dell'altro, indipendentemente dalla sua provenienza politica, etnica o religiosa, dalla sua posizione sociale o dai suoi talenti naturali. Per assicurare questo rispetto, la giustizia si basa sui due principi di libertà ed equità: innanzitutto «ogni persona ha un eguale diritto al più esteso sistema di libertà fondamentali» come base necessaria per lo sviluppo di autostima e di fiducia in se stesso. Inoltre le ineguaglianze economiche sono "eque", ossia giustificate, solo se migliorano la «situazione delle persone meno fortunate» e se non predeterminano l'accesso alle cariche pubbliche. Attraverso questi due principi, secondo Rawls, la società assicura eque possibilità e chances a tutti, sicché l'uomo sente di vivere in una società "giusta", cioè, come scrive lui, una società "ben-ordinata".

Markus Krienke
Testo pubblicato su "Il Caffè", 12 settembre 2010