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Lunedì, 21 Agosto 2017

Contrattualismo e Neocontrattualismo

 Visione storica

La teoria etico-giuridica del contrattualismo affonda le sue radici in epoca molto antica. Come si può chiaramente osservare nel corpo della voce presente nell'Enciclopedia cattolica e nel Dizionario della Politica, di epoca in epoca e da un autore all'altro la teoria ha assunto sempre nuove sfumature teoretiche e concettuali.

Il problema a cui la teoria del contrattualismo intende rispondere è relativa al fondamento ultimo della società e dello Stato, per dare una legittimazione teoretica alla potestas dello Stato, da una parte, e per giustificare, dall'altra, l'esigenza emergente di una concezione democratica della società: se lo Stato si fonda sul contratto stipulato fra le diverse componenti presenti nella società, infatti, il potere di chi comanda non sarà mai assoluto, ma dipenderà sempre dalla base contrattuale su cui si fonda e, in altri termini, avrà sempre un fondamento democratico. Non per niente con contrattualismo in senso stretto ci si riferisce a quella teoria sorta in Europa nel Seicento e nel Settecento.

A fondamento di una visione democratica della realtà politica, il contrattualismo può essere considerato come teoria che comincia ad evidenziare il dovere morale di rispettare i diritti fondamentali del singolo, ma che spinge pure verso concezioni individualistiche e privatistiche dello Stato, frutto dell'utilità privata dei singoli cittadini.

In epoca molto recente, con Rawls e la sua teoria della giustizia, il contrattualismo, basandosi sempre sull'assunzione e la condivisione di un identico principio da parte di tutti o, almeno, della maggioranza, assume connotati rivolti alla soluzione di problemi socio-economici.

Contrattualismo come decisionismo

La chiave di lettura per l'interpretazione e la valutazione di ogni teoria contrattualistica, però, resta sempre quella di vedere su cosa venga fondato il contratto stipulato: esso viene identificato, come sostiene la tradizione moralteologica quando parla di ordine oggettivo della moralità, come momento conoscitivo di quest'ordine, mediante il quale la società persegue fini e valori ad essa preesistenti e pre-dati o solo con l'atto decisionale di chi dà vita a fini inesistenti o, almeno, non conoscibili.

La teoria contrattualista collocabile in questa seconda prospettiva di fronte all'inesistenza di un ordine morale o alla sua inconoscibilità, afferma come unica possibilità il contratto fra le diverse forze sociali a fondamento della strutturazione politica e giuridica della società. In questo secondo senso essa è identificabile con quella teoria metaetica del decisionismo, non cognitivisticamente dimensionata, a differenza del primo senso, secondo il cui punto di vista essa è identificabile, invece, con. la teoria metaetica del cognitivismo.

Nella soluzione delle tante problematiche […] è talvolta individuabile un modo di pensare contrattualistico, secondo il quale la soluzione da dare ad un problema, il moralmente retto o il giudizio morale da formulare su un comportamento, in ultima analisi, si identifica con quello stabilito o accettato dalla maggioranza, votato dal Parlamento o elaborato attraverso una serie di contrattazioni fra le più disparate posizioni.

Che di fatto questo sia il modo di pervenire, in seno ad una società democratica, alla legislazione e, conseguentemente, al lecito giuridico, non significa che sia riconducibile ad esso anche il modo di procedere per la formulazione del giudizio morale.

 

Voce a cura di:
Salvatore Privitera, 1945-2004

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.