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Giovedì, 19 Ottobre 2017

Diritti dell'uomo

Chiarificazione concettuale

Quando parliamo di diritti dell'uomo intendiamo soprattutto le libertà politiche fondamentali, il diritto alla vita e all'integrità della persona, la libertà di opinione e di fede, la libertà di movimento all'interno dello stato e tra gli stati. A partire dalla seconda guerra mondiale, che ha prodotto immense e documentate violazioni dei diritti dell'uomo, e dopo la realizzazione del diritto di autodeterminazione dei popoli ex-coloniali, i diritti dell'uomo sono entrati progressivamente nel patrimonio ideale della vita pubblica e tra i temi di discussione più quotidiani, sia sotto forma di interessamento alle vicende internazionali più crudeli che di rivendicazione di propri diritti. […]

L'origine storica e dottrinale dei diritti dell'uomo coincide in buona parte con la loro interpretazione teoretica e con la funzione pratica che si intende far loro svolgere nel contesto attuale. Partendo da epoche non troppo remote e tenendo presente la situazione di stati democratici e di diritto, si potrebbe dire che i diritti dell'uomo sono diritti che competono all'uomo come tale, e che quindi logicamente e storicamente vengono prima dello stato. Essi sono nati e si sono sviluppati in Occidente seguendo due direttrici teoretiche e storiche differenti: quella del diritto naturale e quella dell'idea di libertà. «L'idea del diritto naturale era antichissima: proposta dai sofisti, era stata elaborata ampiamente dagli stoici, e dallo stoicismo era trapassata nelle opere di Cicerone e più tardi dei Padri della Chiesa, i quali l'avevano spesso assimilata a quella della legge rivelata da Dio nella Sacra Scrittura; era pervenuta quindi alla Scolastica, talvolta confusa, oltre che con l'idea della legge divina, con quella di un istinto di natura (secondo un'infelice definizione di Ulpiano accolta dal Digesto 1,1,1,3: "il diritto naturale è quello che la natura ha insegnato a tutti gli esseri animati"); era stata infine accettata da san Tommaso che, chiarendola, l'aveva intesa come l'idea di ciò che della legge eterna, ossia la ragione di Dio, è presente nella ragione dell'uomo ("partecipazione della legge eterna nella creatura razionale": S. Th. I-II, q. 91, a. 2)». (Fassò 1979).

Questa visione antivolontaristica del diritto naturale ebbe un parallelo nelle rivendicazioni dell'epoca contro il nascente potere dei sovrani indipendenti dall'impero esercitate essenzialmente da nobili e clero di rango molto elevato. Ne è esempio classico la Magna Charta Libertatum (1215), dove Giovanni Senzaterra, re d'Inghilterra, riconosceva per iscritto, e quindi in dettaglio, le libertà (al plurale) ad arcivescovi, vescovi, abati, conti, baroni, mercanti, uomini liberi. Erano le antiche consuetudini che il potere, ora sempre più centralizzato e decisamente incamminato verso la costituzione delle sovranità nazionali, cercava di limitare e sopprimere. Nel 1628 il Parlamento, nella Petition of Right, sottrasse al re Carlo le finanze pubbliche, facendole passare dal diritto privato (medievale) a quello pubblico (diritto di bilancio moderno).

Questi due esempi mostrano il progressivo moto accelerato dalle libertates dei vari ordini sociali medievali alle monarchie costituzionali degli ultimi due secoli: anche il re è sottomesso alla legge (rull of law) di fronte ai propri sudditi.

Contemporaneamente all'evoluzione interna degli stati, si sviluppano sempre più i rapporti tra di essi, oramai sovrani in quanto l'impero universale è finito da un pezzo e dopo la pace di Westfalia (1648) anche la religione è divisa ufficialmente in due campi confessionali. E' specialmente per il problema dei mari e dei territori oltremare, che si sviluppa un diritto internazionale, riprendendo più il termine di jus gentium diritto dei popoli che la sostanza. L'opera dell'olandese Ugo Grozio (Del diritto di guerra e di pace, 1625) sarà il trampolino di raccolta e rilancio del diritto internazionale tra stati sovrani e liberi da tutela teologico-religiosa. Per questo il giusnaturalismo illuminista del sec. XVIII, che si rifaceva a questi inizi, intendeva diritto naturale nel senso soprattutto di non-soprannaturale.

Lo sviluppo quindi, teorico e pratico, della libertà e sicurezza individuale di fronte al potere assolutistico dello stato moderno nascente, da una parte, e la necessità di trovare una qualche base filosofico-giuridica oltre-statuale, dall'altra, confluì nel giusnaturalismo del primo e secondo illuminismo. Questo essenzialmente tendeva alla codificazione delle leggi vigenti come suprema opera di razionalizzazione della vita dello stato.

Con l'importante differenza rispetto alla nostra attuale idea di razionalizzazione, che non si trattava essenzialmente di «razionale = funzionale, funzionante», ma di «razionale = evidente per sempre, in quanto essenziale all'uomo, alla sua natura, e quindi anche necessariamente funzionante». L'opera di codificazione fu preceduta dalla dichiarazione delle linee di fondo di questa ristrutturazione dei rapporti che non si volevano più di forza, ma di ragione e quindi di diritto. Si citano come esempi la Costituzione degli Stati Uniti (1787) e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789) con la quale cominciò la fase costruttiva della Rivoluzione francese. È ormai storicamente provato che le dichiarazioni americane e quelle francesi nascono tutte dallo stesso humus illuministico dei ceti dirigenti europei, in entrambi i casi tendenzialmente contrari alle chiese storiche (stabilite), e tutte tese al progresso della ragione da realizzarsi con la scienza e la tecnica. La differenza maggiore sta comunque nella universalità e conseguente esportabilità della dichiarazione francese, mentre i testi americani si riferiscono solo ai propri cittadini, perciò i grandi movimenti del liberalismo e del socialismo sono entrambi figli degli «immortali principi dell'89». I movimenti politici costituzionali del sec. XIX sono la prosecuzione di queste tendenze, quindi sono losviluppo dei diritti dell'uomo che si chiamano diritti del cittadino, nel senso che regolano, una volta tradotti in testi legislativi, i rapporti tra il potere e i sudditi nell'interno dello stato.

Ma fu soprattutto dopo la prima guerra mondiale con la Società delle Nazioni, che si pose il problema della codificazione dei diritti dell'uomo «internazionali». In realtà la Società delle Nazioni giunse solo alla Convenzione antischiavista del 1926 (conclusione di una serie di trattati specifici cominciata nel 1814), che fu l'unica veramente universale giunta a conclusione prima della Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948, che iniziò la lunga serie contemporanea delle dichiarazioni e dei patti relativi ai diritti dell'uomo.

L'essenza dei diritti

 Seguendo le indicazioni di H.R. Ganslandt, si può dire che i diritti dell'uomo sono diritti pre e sovra-statali, innati nell'uomo ed irrinunciabili, la cui validità viene sottratta al riconoscimento e disconoscimento statale, e derivati da una fonte di diritto sovrapositiva di diritto naturale o divino, oppure, rinunciando a tentativi di fondazione metafisica, dalla qualità di essere umani. La loro accettazione nell'ordinamento costituzionale positivo dello stato non ha perciò effetto costitutivo, ma solo carattere dichiarativo. Da un punto di vista formale i diritti dell'uomo possono essere considerati diritti fondamentali, sotto la cui protezione, garantita dallo stato, vengono ad essere tutte le persone che si trovano all'interno della zona di validità di una costituzione determinata. Da essi vanno distinti i diritti civili in senso stretto che spettano, secondo le determinazioni della costituzione, solo ai cittadini di questo stato o alle persone equiparate.

I diritti dell'uomo e i diritti fondamentali sono garantiti e resi certi attraverso trattati internazionali, che normalmente si chiamano patti o convenzioni, come quella antischiavista del 1926 già citata. In questo modo diventano diritto positivo degli stati aderenti alla convenzione (eventualmente con riserve); sono quindi formulati esplicitamente, obbligatori e (in parte) anche esigibili; sono quindi diritti effettivi.

Il fatto che nella pratica, le cose siano diverse è oggi il grande problema: quello della loro violazione e della loro protezione.

Questo vale sia per il diritto nazionale che per quello internazionale. Nel proprio ambito nazionale gli stati normalmente vi provvedono nelle loro costituzioni e con leggi di valore equivalente, mentre nell'ambito internazionale, l'ONU, dopo la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ha formulato a livello di convenzione fino ad oggi (dicembre 1992) 18 testi il cui contenuto riguarda i diritti dell'uomo.

Eccone l'elenco, seguendo Ermacora: 1926, Convenzione contro la schiavitù (la già ricordata convenzione della Società della Nazioni, ripresa dall'ONU come propria); 1948, Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio; 1949, Convenzione per la repressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione; 1951, Convenzione relativa allo status dei rifugiati; 1952, Convenzione sul diritto di rettifica; 1952, Convenzione sui diritti politici della donna; 1954, Convenzione sullo status degli apolidi; 1957, Convenzione sulla cittadinanza delle donne sposate; 1965, Convenzione sul consenso per il matrimonio, l'età minima e la registrazione del matrimonio; 1965, Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; 1966, Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali; 1966, Patto internazionale sui diritti civili e politici (questi due patti, approvati il 16.12.66, sono la trascrizione giuridica della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Essi sono comunque entrati in vigore internazionale solo nel 1976, raggiunto il numero minimo di ratifiche previsto); 1966, Protocollo facoltativo relativo al patto internazionale sui diritti civili e politici (anch'esso in vigore dal 1976, ma con poche adesioni); 1968, Convenzione sulla non prescrittibilità dei delitti di guerra e delitti contro l'umanità; 1973, Convenzione internazionale sulla repressione e punizione del delitto della politica di apartheid; 1979, Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione della donna; 1984, Convenzione contro la tortura e le altre forme di trattamento o punizioni crudeli, disumane e umilianti; 1989, Convenzione sui diritti dell'infanzia.

Oltre a questi 18 documenti, vanno ricordati tutti quelli nell'ambito sociale e culturale dell'Ufficio Internazionale del lavoro (ILO) e dell'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura). Si tenga presente che non tutti gli stati appartenenti all'ONU hanno aderito a tutte le convenzioni: mentre 86 e 82 hanno aderito ai Patti sui diritti dell'uomo, ben 124 hanno accettato la Convenzione contro la discriminazione razziale.

Si è voluto presentare l'elenco completo dei patti operativi ONU, per aver presenti i diritti dell'uomo catalogati a livello universale. Infatti esistono anche organizzazioni regionali come la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 4.11.1950), nata all'interno del Consiglio d'Europa. Il Consiglio d'Europa ha portato a conclusione in seguito altri importanti patti e trattati regionali sui diritti dell'uomo: ad es. la Carta sociale europea (1961), la Convenzione europea per combattere il terrorismo (1977), la Convenzione contro la tortura e trattamenti disumanizzanti (1987). Anche l'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha elaborato una Convenzione americana dei diritti dell'uomo (San J osé de Costa Rica, 1969) che è in vigore; invece l'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA) ha adottato una Carta Africana dei diritti dell'uomo e dei popoli (Nairobi, 28.6.1981). Entrata in vigore nel 1986, dopo il necessario numero di ratifiche (35 su 50, al novembre 1988), non risulta con precisione se la Commissione dei diritti dell'uomo prevista abbia già iniziata la sua attività. F. Ermacora, studioso austriaco e difensore dei diritti dell'uomo, ha calcolato (prima della Convenzione sui diritti dell'infanzia, 1989) che, oltre ai testi sui diritti dell'uomo contenuti nelle costituzioni degli stati, i documenti internazionali riportano circa 300 proposizioni concrete giuridiche che riguardano la normativa di problemi dei diritti dell'uomo.

Si diceva della Convenzione europea (entrata in vigore già nel 1953), cui aderiscono 21 stati del Consiglio d'Europa e che dispone dal 1959 della Corte europea dei diritti dell'uomo (Strasburgo). Quest'ultima funziona da seconda istanza, mentre la prima è la Commissione europea dei diritti dell'uomo presso il Consiglio d'Europa. Tutti i cittadini degli stati aderenti possono ricorrervi contro i propri governi e le sue sentenze definitive diventano esecutive nei diversi stati attraverso procedimenti precisi. Anche l'OSA ha una Corte di giustizia, mentre non ne dispone l'ONU. Infatti la Commissione dei diritti dell'uomo di Ginevra è composta di rappresentanti dei governi e non ha poteri giudiziari, mentre la Corte Internazionale dell' Aja è organo giurisdizionale dell'ONU e tratta quindi problemi che sorgono tra gli stati membri. Comunque, sia la Commissione che la Corte internazionale hanno un alto valore morale ed anche, attraverso i mass-media, politico.

Sarà infine opportuno, dopo aver visto in modo essenziale gli aspetti di trascrizione giuridica e giurisdizionale dei diritti dell'uomo, tener presente che si possono classificare i diritti dell'uomo in vari modi, considerando anche le epoche successive nelle quali furono formulati. Esistono dunque i diritti dell'uomo e i diritti fondamentali civili e politici che spettano all'uomo in quanto esistente e in quanto cittadino di una società: ad es. il diritto di voto, quello alla libertà personale. Poi si può parlare di diritti economici, sociali e culturali, i quali riguardano essenzialmente lo stato e prescrivono un trattamento unitario dei cittadini e determinati servizi, ad es. il diritto al lavoro, alla casa, alla salute. Ed infine si può parlare di diritti che competono alla collettività come tale, ad es. il diritto all'autodeterminazione, ad un ambiente sano, allo sviluppo.

Un ultimo cenno merita un'altra organizzazione regionale, la CSSE (Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa), che ha prodotto la Dichiarazione finale di Helsinki (1975). Essa si riferisce, nel cosiddetto 3° Paniere, all'ambito umanitario, soprattutto al miglioramento dei contatti umani e allo scambio di informazione tra Est e Ovest. Proprio questo paniere ha fatto nascere all'est movimenti come Charta 77, dissolto nel 1992, avendo assolto i suoi compiti, che tanta parte hanno avuto negli avvenimenti conclusisi con la caduta del muro di Berlino, il secondo '89: 1789-1989.

La visione teologica

Dal punto di vista della Chiesa e della riflessione teologica i diritti dell'uomo pongono non pochi problemi. Più problemi storici che teoretici; a meno che non ci si ponga in una posizione di rifiuto del «moderno» nel senso di non accettare la tendenziale laicità, la deideologizzazione delle strutture statali e la loro programmatica tolleranza entro i limiti della carta costituzionale. Ma chi tra i cattolici non accetta la meta della riconquista di una posizione di privilegio come scopo principale dei cattolici in politica, non di meno può essere favorevole alla espansione e alla riaffermazione nella coscienza dei battezzati dei valori cristiani, validi anche per un orientamento nella vita in società. Cioè la presenza missionaria/pastorale nella società non è identica con la riconquista di posizioni di particolari privilegi nello stato. Semmai si potrà cercare di avere un posto speciale per la religione nell'ordinamento statuale, ma anche questo come effetto di una spinta democratica di forze sociali e sempre unito al principio della tolleranza e del compromesso politico. Restando escluse evidentemente poche posizioni irrinunciabili, per le quali, posti in minoranza politica, si potrà sempre tentare la via delle obiezioni di coscienza e comunque della resistenza civile.

Dal punto di vista storico, ma intendendo anche e soprattutto l'evoluzione del patrimonio ideale comune dell'occidente negli ultimi due secoli, i diritti dell'uomo hanno incontrato, durante la loro elaborazione e formulazione nell'illuminismo del XVIII sec., l'opposizione decisa dell'istanza ecclesiale suprema, protrattasi poi per ben due secoli. E' solo con Pio XI e Pio XII, e con i Papi successivi, nella sostanza e nella loro esplicita citazione ed utilizzazione, che è avvenuto il cambiamento di atteggiamento. Soprattutto dopo la Conferenza di Helsinki (atto finale 1.9.1975), la chiesa cattolica è uno dei portatori dei diritti dell'uomo a livello internazionale più disinteressati e, nei limiti di un gruppo d'opinione, quindi sociale non statale, dei più efficaci. La chiesa chiede oggi l'attuazione della libertà religiosa e d'opinione in tutti gli ambiti, basandosi proprio sul fondamento dei diritti dell'uomo stessi. Al di là di facili ironie, non bisogna dimenticare che già dopo il 1793 i vescovi francesi cambiarono tattica politica e chiesero la libertà per la chiesa in base alla libertà di religione. Lo stesso avvenne in Olanda quando le truppe francesi della rivoluzione ebbero rovesciato il regime politico che verso i cattolici era stato discriminatorio. […]

J. Maritain è stato il filosofo cattolico che ha creduto e che ha lavorato maggiormente per la preparazione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Nell'estate 1948, sei mesi prima della Dichiarazione, aveva partecipato ad un colloquio dell'UNESCO sui diritti dell'uomo insieme a personalità come Gandhi, De Madariaga, B. Croce, Teilhard de Chardin, A. Huxley. Nell'Introduzione a questa raccolta di testi che rende bene il clima dell'epoca che circondò la Dichiarazione e nello studio «Sulla filosofia dei diritti dell'uomo» (ivi), Maritain, filosofo tomista, riconosceva che pur tra tante famiglie di pensiero sarebbe difficile ma possibile trovare una formula comune di verità pratiche concernenti la vita in comune di tutti gli uomini: quindi è possibile formulare vari diritti riconosciuti all'essere umano nella sua esistenza personale e nella sua esistenza sociale. «Viceversa sarebbe affatto vano cercare una comune giustificazione razionale di queste conclusioni pratiche e di questi diritti. Impegnandosi in questa via si rischierebbe sia di voler imporre un dogmatismo arbitrario, sia di vedersi immediatamente fermati da divisioni irrimediabili. Se sembra altamente desiderabile formulare una Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che sarebbe come la prefazione di una Carta morale del mondo civile, sembra chiaro che per quanto concerne una tale Dichiarazione un accordo pratico è possibile, un accordo teorico è impossibile tra gli spiriti».

[…] Quello che i diritti dell'uomo ci possono dare è un quadro valoriale di riferimento comune nel dibattito pubblico e nelle legislazioni statali, evitando di cercare il «minimo» e puntando al «massimo» consenso. Possono avere la funzione delle Carte Costituzionali per la legislazione ordinaria, pur presentando le difficoltà di interpretazione di tutti i testi giuridici e ancor più dei testi esprimenti valori.

[…] I diritti dell'uomo sono il risultato di un secolare sforzo di costruzione del consenso sociale valoriale, e sono aperti ad assumere i nuovi problemi che abbiamo oggi da affrontale […]. I diritti dell'uomo come sono attualmente […]non debbono essere né sottoposti ad utopiche attese né sottovalutati nella loro efficacia a medio e lungo termine.

 

Voce a cura di:
Francesco Compagnoni, Docente di Teologia Morale, Pontificia Università S. Tommaso, Roma.

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.