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Giovedì, 14 Dicembre 2017

Etica della situazione

L'emergere storico

L'etica della situazione appare durante gli anni '40 e '50, in contesto protestante prima e cattolico poi. Sono tanti i sostenitori di questa teoria condannata da due discorsi di Pio XII nel 1952 e dall'Istruzione del S. Uffizio del 1956.

Nella molteplicità delle posizioni che la costituiscono, questa teoria etica sostiene che non è possibile formulare in modo apriorico il giudizio morale sull'azione, senza tener conto di quella situazione entro cui essa dovrà essere attuata, la quale in ultima analisi potrà essere presa in considerazione solo nel momento in cui viene a crearsi. Ogni giudizio morale emerge dalla situazione in cui viene. attuata l'azione e viene formulato dal soggetto agente all'interno di quella stessa situazione. Esso diventa il giudizio morale secondo cui agire. Quello che conta, poi, non è tanto il giudizio morale sull'azione, quanto piuttosto l'amore da cui esso scaturisce.

In altri termini; mentre afferma la norma per l'atteggiamento, questa teoria nega le norme per il comportamento e sostiene che formulare il giudizio morale sul proprio comportamento, lasciandosi guidare solo dall'amore o dalla norma morale fondamentale, senza tenere in considerazione altri criteri normativi, significherà sempre formulare giudizi morali validi.

Questo modo di pensare, condannato per il suo relativismo, viene talvolta ripresentato con la frase di S. Agostino dilige et quod vis fac. Ma l'espressione di Agostino evidenzia l'imprescindibilità dell'amore e della norma morale fondamentale, dalla quale poi dovranno scaturire le norme operative o la fondamentalità dell'atteggiamento moralmente buono che, in quanto tale, non potrà non orientarsi pure verso la rettitudine morale del comportamento. L'etica della situazione invece afferma non solo che l'amore è l'unica norma dell'atteggiamento, ma anche che. chi ama si ritroverà pure orientato ad agire sempre in modo moralmente retto.

 

La tesi fondamentale

L'etica della situazione sostiene che la norma morale fondamentale sia l'unico criterio per la valutazione non soltanto dell'atteggiamento, ma anche del comportamento.

Essa afferma pure che dall'atteggiamento moralmente buono scaturirà sempre ed in modo del tutto automatico comportamento moralmente retto, perché la bontà dell'atteggiamento non può non trasferirsi immediatamente sul comportamento, mentre nella valutazione del comportamento bisogna tener presente anche tanti altri criteri per l'assunzione e la conseguente valutazione dei dati puramente empirici.

A questa posizione sembra riferirsi l'enciclica Veritatis Splendor quando al n. 75 condanna il relativismo di certe teorie etiche. […]

In bioetica sono tante le posizioni relativistiche paragonabili a quelle dell'etica della situazione. Esattamente tutte quelle che affermano l'impossibilità di formulare giudizi morali sui singoli comportamenti e che rinviano all'assunzione di un atteggiamento moralmente buono come unico punto di riferimento dell'agire morale.

 

Voce a cura di:
Salvatore Privitera, 1945-2004

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.