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Giovedì, 19 Ottobre 2017

Norma morale

Diversità di norme morali

 L'etica normativa mira alla formulazione del vero giudizio morale sull'atteggiamento e sul comportamento. Formulare giudizi morali equivale a stabilire norme morali che valgano sia per l'atteggiamento che per il comportamento dei tanti soggetti morali.

Ma, mentre per l'atteggiamento esiste una sola norma morale fonda'mentale le cui molteplici formulazioni linguistiche, composte di soli elementi valutativi, sono chiamate norme morali genuine, per il comportamento esistono tante norme morali, chiamate norme morali miste. Ogni azione, però, possiede un solo giudizio ed una sola norma.

 

Criteri individuativi delle norme

 Per formulare giudizi morali, però, che dovranno necessariamente essere universalizzabili, bisogna seguire ben precisi criteri.

Il primo criterio, quello fondamentale e decisivo, per formulare la norma morale dell'atteggiamento e le tante relative ai molteplici comportamenti è costituito dalla imparzialità. Come l'atteggiamento moralmente buono non è conditio sufficiens perché si abbia comportamento moralmente retto, così il criterio seguito per la valutazione dell'atteggiamento, se da una parte risulta necessario, non è sufficiente dall'altra per la decifrazione esatta del comportamento corrispondente al punto di vista della morale.

La benevolenza, che tende a trasformarsi in beneficenza, però, costituisce il presupposto fondamentale perché si possa pervenire sempre all'individuazione ed alla realizzazione del comportamento moralmente retto. L'imparzialità dell'atteggiamento deve guidare pure la ricerca intellettiva del giudizio morale sulle azioni umane, perché l'atteggiamento moralmente buono non può non voler andare alla ricerca del vero giudizio morale sulle azioni da compiere e non può non voler compiere tutte quelle azioni moralmente rette che è capace di compiere. E nel voler tendere verso questo scopo non può pensare che un'azione possa risultare moralmente retta o errata in base alle sue contestualizzazioni storiche o geografiche, in base al soggetto che la compie o in base al suo destinatario.

La disponibilità ad assumere il punto di vista della morale, quello dell'imparzialità e dell'universalizzabilità, dall'atteggiamento dovrà essere applicata anche nel processo individuativo delle norme morali miste, perché essa implica questo aspetto, come implica pure la disponibilità ad attuare poi il moralmente retto già individuato.

L'atteggiamento, poi, non potrà avere tale disponibilità solo per una norma, per un'azione e non per un'altra, per il semplice motivo che in questo.caso esso non sarebbe imparziale. Come non potrà averla solo nei confronti di quei comportamenti le cui conseguenze ricadono sulle persone oggi esistenti e non nei confronti di quelli che si ripercuotono sulle generazioni future: porre le condizioni per togliere la vita ad un proprio contemporaneo o per toglierla a chi vivrà fra un secolo è azione da considerare ugualmente errata dal punto di vista morale. […]

Imparzialità non è rispetto solo di alcuni e non di altri valori non morali che sono quelli con cui ha a che fare il comportamento, per alcune e non per altre esigenze determinate da altri valori. Essa piuttosto è il tendere alla realizzazione di tutti i valori non morali, per se stessi e per gli altri, che è possibile realizzare all'interno della propria limitatezza.

Voler agire in modo moralmente retto, cioè, e siamo di fronte al secondo criterio o presupposto fondamentale dell'agire morale, non significa, come già accennato, ritrovarsi sempre nella condizione di poter compiere quanto è moralmente richiesto. Così pure il sapere cosa si deve fare non equivale ancora a possibilità materiale di compiere quel comportamento.

E' facile rilevare come nella realizzazione del comportamento moralmente retto interferiscano fattori che non dipendono affatto dalla volontà buona, difficoltà che non sempre essa riesce a superare e che condizionano profondamente la sua azione. Per fare l'elemosina, ad es., classico gesto di beneficenza, che può essere compiuto anche con l'atteggiamento morale cattivo dei ricchi che danno l'offerta al tempio (Lc 21,1-4), bisogna non essere condizionati dalle proprie tasche vuote.

L'impossibilità materiale di compiere una determinata azione, non essere in grado di attuarla, non possedere i mezzi indispensabili alla sua realizzazione o il non avere la forza fisica necessaria per porla in atto significa non avere il dovere di compierla.

In questo senso Kant scrive il dovere presuppone il potere, mentre la teologia morale tradizionale sostiene: ad impossibilia nemo tenetur. Chi non sa nuotare, cioè, non ha il dovere di salvare chi sta annegando, se l'unica azione da compiere è quella di buttarsi in acqua, perché a lui risulta semplicemente impossibile compiere l'azione del nuoto nella sua materialità. L'ammalato grave non ha il dovere del precetto festivo, proprio perché le condizioni fisiche gli impediscono materialmente di recarsi in Chiesa. Chi non è chirurgo non ha il dovere morale di compiere un intervento chirurgico d'urgenza, perché non è in grado di attuarlo.

Nel momento in cui si trasforma in beneficenza, la benevolenza deve fare sempre i conti con la limitatezza delle possibilità umane: assistere un ammalato, significa non poterne assistere un altro; aiutare economicamente un amico, significa magari non essere più in grado di aiutarne un secondo; svolgendo quest'attività non si potrà svolgere quell'altra e nella propria attività professionale bisogna apportare continue modifiche o tagli, per adeguarla riduttivamente alle proprie possibilità psico-fisiche, intellettive e di tempo.

Il terzo criterio costituisce l'elemento decisivo che diversifica i due modi di pensare radicalmente diversi fra di loro e che determina il formarsi di due teorie normative, in campo filosofico, in campo teologico […]. Esso, infatti, si identifica con la risposta che si dà alla domanda seguente: nel valutare il comportamento dal punto di vista morale bisogna rifarsi sempre, e per tutte le azioni, alle conseguenze o, almeno per certe azioni, bisogna prescindere da esse?

Le due teorie etico-normative che emergono con le due risposte si chiamano abitualmente teoria deontologica e teoria teleologica: mentre la prima afferma che almeno alcune azioni possono e devono essere valutate a prescindere dalle conseguenze, la seconda sostiene che tutte le azioni dovranno essere valutate sempre in rapporto alle conseguenze.

Nella valutazione morale è molto importante isolare una singola azione: avviare il processo valutativo sull'eutanasia, ad es., senza isolare prima una singola azione, diventa semplicemente impossibile, perché di solito con eutanasia si intende una così diversificata serie di azioni che è semplicemente impossibile formulare un giudizio morale globale, che diventa possibile invece fondare ed esprimere sulla singola azione.

 

Caratteristiche specifiche delle norme

Il comportamento morale è impregnato pure di empiricità, di fattualità storica e materiale, in cui appunto possono interferire tanti elementi di fronte ai quali la volontà resta del tutto inerme.

Questi elementi empirici, inoltre, determinano una sostanziale differenza fra la norma formulata per l'atteggiamento e quelle per il comportamento. Se la norma morale fondamentale è composta di soli elementi valutativi (sii buono, benevolo, generoso, ecc.), le norme morali del comportamento includono necessariamente riferimenti ad elementi anche empirici, come ad es. tutte le necessarie conoscenze sul procedimento tecnico della fertilizzazione in vitro, sulla velenosità o meno di certi tipi di funghi, ecc.

Nell'elaborazione del giudizio sul comportamento gli elementi empirico-descrittivi giocano un ruolo tanto rilevante quanto quello degli elementi valutativi: anche per questo fondare il giudizio sul comportamento è processo molto complesso […] ed in ogni caso molto più complesso di quello che porta alla formulazione del giudizio morale sull'atteggiamento.

Il giudizio morale su tante questioni […] assume spesso caratteri di estrema difficoltà proprio per via degli elementi empirici concorrenti: come si fa a valutare l'ingegneria genetica, se non si ha conoscenza del relativo procedimento tecnico, per avere la quale si richiede pure notevole preparazione specifica in biologia.

Per fondare validamente una norma morale mista non si può fare a meno di appurare prima tutti i dati empirici per poter poi applicare su di essi i dati valutativi.

Appurare i dati empirici significa descrivere innanzitutto l'azione che si vuol valutare, evidenziando tutte quelle caratteristiche, poche o molte che siano, che possono risultare significative ai fini della successiva valutazione morale o che possono costituire elementi moralmente rilevanti.

 Esplicitare questi elementi non si identifica ancora con formulare il giudizio morale e nemmeno con il condizionarlo in senso positivo o negativo. Questa esplicitazione costituisce solo il momento iniziale dell'indispensabile descrizione di quel comportamento che poi dovrà essere valutato. Solo operando questa minuziosa descrizione diventa possibile operare pure quel procedimento che porta all'isolamento di una singola azione o alla distinzione delle tante azioni riscontrabili all'interno dell'unica azione. E solo mediante essa diventa pure possibile vedere quale fra le tante sia azione retta dal punto di vista morale e quale no, o scoprire il vero motivo per cui quella determinata azione dovrà essere valutata moralmente errata.

Evidenziati tutti gli elementi empirici moralmente rilevanti, si può compiere il passo successivo della valutazione morale la quale in un primo momento consiste pure nel rilevare i valori concorrenti in quella singola azione, per vedere la possibilità di realizzarli tutti e nel caso contrario per scegliere quello o quelli che per via della loro maggiore fondamentalità, urgenza, ecc. meritano di essere realizzati.

Se in certi momenti può risultare estremamente complessa la rilevazione descrittiva del dato empirico, in altri può invece risultare molto più complesso il momento della rilevazione dei valori in gioco o quello della loro scelta, perché nel conflitto di valori che si viene a determinare può non apparire chiaro al soggetto quale sia il valore da preferire o quale sia il valore da realizzare fra quelli concorrenti.

Cosa deve fare ad es. il figlio medico: assistere la madre morente, per la quale non c'è più niente da fare o accorrere al capezzale del paziente in fin di vita, che forse può essere ancora salvato? Quale è la vita che potrà essere salvata nell'unico posto disponibile della sala di rianimazione fra le due arrivate contemporaneamente e quale delle due merita di essere salvata più dell'altra: la vita della madre anziana o quella della figlia che a sua volta ha figli in tenera età? Si può notare facilmente come in questo secondo esempio la difficoltà nella scelta dei valori dipende dalla difficoltà determinata dalla situazione di ordine empirico-fattuale (un solo posto disponibile), ma anche dalla difficile rilevazione di dati valutativi: a questo livello, infatti, il problema consiste prima nell'appurare empiricamente quale vita sia più facilmente salvabile e poi nello scegliere, a parità di condizioni, quella più meritevole di essere salvata.

In etica abbiamo a che fare spesso con queste o con altre difficoltà emergenti o sul piano fattuale o su quello valutativo o sull'uno e sull'altro insieme.

Il giudizio morale arriva nel momento in cui si coglie la soluzione di queste difficoltà e si identifica con la norma morale mista, in quanto esso è la conclusione di quel processo che mira appunto ad individuare quale fra le tante possibili sia l'azione moralmente retta. Il processo normativo di cui si parla - è ormai possibile esplicitarlo chiaramente - non è altro che l'attuazione di un sillogismo, le cui due premesse si identificano con la rilevazione del momento empirico e con la rilevazione del momento valutativo.

 

Il sillogismo normativo

 Diventa chiaro a questo punto che nel sillogismo normativo con la prima premessa si descrive l'azione da valutare, evidenziando tutti gli aspetti moralmente rilevanti da considerare durante l'elaborazione della seconda premessa.

Il problema, comunque, consiste fondamentalmente e si identifica con quello di attuare in modo corretto le regole del sillogismo.

La valutazione morale del comportamento, infatti, come anche ci lascia intravedere il testo di Lc 12,57 è processo fondamentalmente razionale, argomentativo , analisi degli argomenti addotti o adducibili in senso favorevole o contrario ad una qualsiasi soluzione. Esplicitate le due premesse e collocandosi ora sul piano della premessa empirica ora su quello della premessa valutativa, cioè, si passa ad esaminare e riesaminare i propri come gli altrui argomenti, per applicarli a questa o a quell'altra azione già isolata sul piano empirico e a questa o a quell'altra prospettiva valutativa, seguendo con correttezza precisi criteri di valutazione morale, sui quali dobbiamo ancora riflettere.

Applicando coerentemente il sillogismo normativo e seguendo i diversi criteri di valutazione si perviene di volta in volta alla esatta formulazione di una delle tante norme morali miste.

 

La zona grigia

 Pur essendo possibile formulare giudizi morali chiari per tante azioni umane, si dà il caso talvolta di non riuscire a decifrare con esattezza il momento in cui l'azione moralmente errata comincia a diventare moralmente retta o viceversa.

In questi casi, meglio, il giudizio morale possiede un certo margine di oscillazione: fra i due poli estremi per i quali appare chiaramente quale sia l'azione moralmente retta o errata esiste una gamma di possibilità operative per le quali non è facile dire se siano o no moralmente rette. La cosiddetta zona grigia di certi giudizi morali dipende da fattori empirici, come da fattori valutativi, da elementi strettamente soggettivi, come da fatti oggettivi: dal punto di vista morale , ad es., è chiaro che con febbre alta bisogna restare a letto, non andare a lavoro e nemmeno a Messa; è altrettanto chiaro il dovere di andare a lavoro o a Messa quando si sta bene; ma non è facile dire se si ha ancora il dovere di farlo quando si ha quel certo torpore influenzale: Tizio riesce a sopportarlo tranquillamente e lavora; Caio invece non ha la forza di mettersi in piedi.

 

Voce a cura di:
Salvatore Privitera, 1945-2004

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.