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Giovedì, 28 Agosto 2014

Parenesi

Il linguaggio parenetico

La scienza mora1e non mira solo a formulare giudizi morali sui tanti comportamenti giornalieri, ma anche ad elaborare altri tipi di riflessione, come ad es. quella che comunemente viene chiamata metaetica. Soprattutto nell'esistenzialità quotidiana, tuttavia, viene spesso praticato quel tipo di discorso morale che mira ad esortare e ad incoraggiare e che possiede, pertanto, una ben precisa struttura logica: questo tipo di discorso viene chiamato parenesi, che per le caratteristiche del suo modo di procedere si distingue nettamente rispetto a quello dell'etica normativa.

Mentre l'etica normativa mira alla fondazione del giudizio morale per l'atteggiamento e per il comportamento umano, la parenesi non si prefigge scopi conoscitivi e intellettivi. Mentre l'etica normativa si rivolge all'intelligenza per far capire quale sia il vero giudizio morale, la parenesi si rivolge alla volontà, al cuore, per esortare e ammonire.

Mentre l'argomentazione etica adduce i vari motivi pro o contro e perviene così alla fondazione e alla formulazione del giudizio morale, il discorso esortativo si rivolge al cuore dell'altro, soprattutto nel momento in cui questi manifesta maggiore debolezza volitiva, quando ha ripensamenti o indecisioni nei confronti della scelta morale fondamentale, quando sta per cedere di fronte ad una difficoltà o quando tenta di risollevarsi da una qualsiasi delle sue cadute.

Esperendo la propria debolezza volitiva, la persona umana avverte pure continuamente il bisogno di essere incoraggiata, esortata,spronata, aiutata, rivolgendosi agli altri o facendo ricorso a tutte le proprie forze.

In effetti, riflettendo attentamente su quello che quotidianamente viene esperito da ciascuna persona umana, la parenesi più genuina e più efficace è proprio quella che ciascuno rivolge a se stesso, mediante la propria coscienza.

 

Necessità della parenesi

Ogni persona umana ha bisogno di parenesi per via della debolezza volitiva che la caratterizza. Non sempre, infatti, la volontà si ritrova disposta a fare quello che deve fare o ad adeguarsi alla prospettiva morale, così come, per altro verso, non sempre la sfera intellettiva è capace di assecondare le richieste della volontà. La debolezza volitiva a cui si rivolge l'esortazione morale o la parenesi, pertanto, consiste in quella distanza spesso presente nella persona umana fra il suo dimensionarsi intellettivo e quello volitivo.

All'interno della prospettiva religiosa si afferma che col dono della grazia divina si è già buoni, ma anche che si può e si deve diventare sempre più buoni o collaborare con essa per diventarlo: ciò significa conseguire mediante la grazia divina quell'atteggiamento morale buono, che nel linguaggio teologico viene definito santità di vita e che rinvia al comportamento moralmente retto.

Questa prospettiva è valida anche al di fuori del contesto religioso del discorso morale: chiunque, infatti, si ritrova a poter diventare ancora più buono.

 

Condizioni della parenesi

Perché la parenesi possa conseguire risultati positivi e sia realmente efficace, si richiedono due ben precise condizioni: chi fa parenesi, innanzitutto, deve avere nei confronti di chi la riceve quell'autorità parenetica che si acquisisce con l'esemplarità di vita e con la testimonianza quotidiana di fedeltà al messaggio proposto.

L'altro presupposto indispensabile alla riuscita della parenesi consiste nella convergenza intellettiva sui giudizi morali, sul moralmente buono e retto, fra chi la fa e chi la riceve. Colui a cui la parenesi è indirizzata deve sapere già in che cosa consiste il bene da volere e da fare e quel bene verso cui viene esortato da lui dovrà essere percepito allo stesso modo di come lo percepisce colui che gli fa parenesi. Mancando tale presupposto intellettivo esortare a fare il bene può anche significare esortare a fare l'opposto di ciò che si ritiene moralmente buono e retto.


La logica del discorso parenetico

Di tipo fondamentalmente esortativo, il discorso parenetico viene fatto con linguaggio appropriato: chi parla al cuore cercherà di colpire nel più profondo l'animo di colui a cui si rivolge e di incidere in modo decisivo nell'intimo della sua persona, facendo ricorso a tutti i mezzi linguistici disponibili e usando tutte quelle espressioni pleonastiche e tautologiche che possono aiutarlo a raggiungere questo scopo.

Il linguaggio della parenesi in altri termini non è così freddo e argomentativo come quello dell'etica normativa. La struttura logica del discorso morale di tipo esortativo, invece, e di tipo tautologico, in quanto si identifica col rapporto esistente fra l'essere e il dover essere, fra l'indicativo e l'imperativo.

La tradizione culturale più antica ci tramanda diverse formule con le quali viene messo in evidenza questo tipo di rapporto tautologico. Se da una parte possiamo risalire addirittura fino a quella famosa frase di Pindaro: «Diventa quel che sei», dall'altra troviamo in tempi a noi più vicini, in contesto filosofico ed anche teologico, l'assioma: il dover essere si fonda sull'essere.

Mentre la parenesi non biblica o non teologica può rifarsi solo all'indicativo che si colloca sul piano di una visione antropologica puramente filosofico-razionale, la parenesi biblico-teologica potrà e, per essere veramente tale, dovrà rifarsi all'indicativo della visione biblico-teologica sull'uomo. Come per qualsiasi altro uomo, anche il dover essere del credente dovrà essere sempre conseguenziale al suo essere cristiano. In questo consiste fondamentalmente la specificità cristiana della morale cristiana: all'atteggiamento del credente ci si può rivolgere facendo appello a tutta la rilevanza specificamente teologica del messaggio biblico.

Specificità cristiana della parenesi

È nell'atteggiamento del credente e non nella materialità del suo comportamento esteriore, come viene chiaramente evidenziato dalle parole di Cristo sull'offerta della vedova al tempio (Lc 21,lss.), sul perdono invocato e ricevuto dal pubblicano e non dal fariseo (Lc 18,9ss.) o sull'albero buono che porta frutti buoni (Mt 3,8; 7,17; 12,33; Lc 6,43) che si sedimenta la bontà morale dell'atteggiamento e di conseguenza anche la dimensione specificamente cristiana della sua vita morale, intesa come risposta di amore a quel Padre che per amore lo ha creato, salvato, chiamato alla gloria.

La specificità della parenesi biblico-teologica rivolta al cuore del credente si fonda sull'indicativo del nuovo essere da lui posseduto, che rinvia sempre al già e al non ancora della realizzazione storica del piano salvifico di Dio.

[…] Questo significa che l'esortazione nei confronti del non credente non può essere identica a quella rivolta nei confronti del credente: mentre questi può accettare il riferimento ad un testo biblico, il non credente non potrà mai accettarlo; mentre il primo si ritroverà più stimolato da quella citazione e ne riceverà una maggiore forza, al non credente essa risulterà del tutto indifferente.

[…] I in qualsiasi ambito della vita morale si ha bisogno di parenesi, perché spesso ci si può ritrovare nella condizione di chi sa quale sia il comportamento moralmente retto da attuare e di non avere la forza necessaria per attuarlo […].

 

Voce a cura di:
Salvatore Privitera, 1945-2004

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.