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Martedì, 26 Settembre 2017

Baby M

Elizabeth Stern nel 1985 era una pediatra di 41 anni a cui era stata diagnosticata la sclerosi multipla. Benché desiderasse avere un figlio, era consapevole dei rischi che la gravidanza avrebbe comportato per la sua vita è per la sua salute. Come succede a molte coppie della sua età che hanno lavorato duramente negli anni della gioventù per farsi una buona posizione e raggiungere una certa sicurezza economica, Elizabeth aveva superato l'età più idonea per procreare figli, e ora aveva bisogno dell'aiuto delle cosiddette tecniche di riproduzione assistita, concrètamente della inseminazione artificiale eterologa, vale a dire della fecondazione di una donna estranea con gli spermatozoi del marito.
Sapevano che il procedimento era costoso, ma il prezzo non li spaventava. La coppia guadagnava 90.000 dollari l'anno, per cui poteva affrontare senza problemi le spese richieste dalla tecnica. Di fatto, le cliniche specializzate in questo tipo di interventi sanno che gli Stern avevano tutte le caratteristiche dei clienti archetipici: coppie che hanno consumato i loro anni migliori cercando il successo professionale e che, una volta ottenuto questo, vogliono avere figli.
Quando nel 1985 Elizabeth e William - quest'ultimo biochimico di professione - decisero di rivolgersi al Centro di sterilità di New York, non fecero che imitare un tipo di comportamento sempre più diffuso tra gli yuppies americani, fino al punto che tra di essi si è creato un gruppo speciale, quello dei «Dinks» (Double income, no kids: doppio stipendio, niente bambini). Grazie a queste procedure, nei dieci anni precedenti erano già nati più di 500 bambini negli Stati Uniti.
Nel centro raccomandarono loro come soluzione al problema la tecnica di inseminazione artificiale (IA) eterologa, cioè di una donna diversa da Elizabeth. A questo fine era necessario trovare una madre sostituta, surrogata o « di affitto ». Dopo un attento studio delle possibili candidate, la scelta cadde su Mary Beth Whitehead, una casalinga di 29 anni, sposata con un operaio della nettezza urbana e madre di due figli. La coppia aveva deciso di non avere altri bambini: a questo fine il signor Whitehead si era sottomesso da tempo a una operazione di vasectomia, con il consenso della moglie. Gli introiti familiari nel 1985 erano di circa 30.000 dollari l'anno.
Quando i medici domandarono a Beth se era disposta ad aiutare una coppia impossibilitata ad avere discendenza, lei rispose affermativamente. La coppia Stern ebbe vari incontri con lei, dopo i quali William Stern firmò con Mary Beth Whitehead un contratto, nel quale quest'ultima si impegnava ad essere inseminata artificialmente con il seme del signor Sterno Inoltre M. Beth accettava di sottomettersi all'esame dell'amniocentesi o altro simile, al fine di scoprire qualsiasi possibile anomalia genetica o congenita e abortire il feto «su richiesta di William Stern, suo padre naturale». In questo caso, il prezzo da pagare per la maternità di affitto sarebbe stato, secondo il paragrafo 10 del contratto, di 1000 dollari. Nel caso in cui Mary Beth avesse rifiutato di abortire, sarebbero cessati tutti gli altri obblighi contrattuali, eccetto quelli derivanti dal diritto di paternità (clausola 13).
Nella clausola 15 Mary Beth si impegnava anche a non bere alcoolici, non fumare o consumare droghe durante la gravidanza, a non prendere farmaci senza il consenso scritto del suo medico e a non avere relazioni sessuali nel periodo prossimo all'inseminazione artificiale. Inoltre si impegnava anche a non allattare il neonato, a non stabilire con lui legami affettivi e a consegnarlo dopo il parto. Come compenso per tutto ciò, gli Stern le avrebbero versato 10.000 dollari alla nascita, dopo avere ricevuto la tutela legale del neonato. La coppia Stern avrebbe pagato, inoltre, 7.500 dollari al Centro di sterilità di New York per i servizi prestati.
La gravidanza trascorse regolarmente e il 17 marzo 1986 Mary Beth diede alla luce una bambina (chiamata durante tutto il corso del processo con il nome di «Baby M »), alla quale mise il nome di Sara, mentre gli Stern la chiamarono Melisa. La signora Whitehead tenne la bimba in casa per tre giorni, trascorsi i quali la consegnò alla coppia Sterno TI giorno seguente la consegna, la signora Whitehead e sua sorella tornarono dagli Stern e, con il loro consenso, portarono di nuovo a casa la bambina. Gli Stern credettero che si trattasse di una cessione temporale, ma la settimana seguente la signora Whitehead telefonò agli Stern per dir loro che aveva deciso di tenere la bambina. Minacciò di andarsene dallo Stato se avessero interposta una richiesta giudiziaria.
Il 20 aprile i Whitehead misero la loro casa in vendita, dicendo che si trasferivano in Florida. TI 5 maggio gli avvocati della famiglia Stern si recarono dal giudice Sorkow e, senza notificarlo previamente ai Whitehead e senza dar loro la possibilità di rispondere, chiesero al giudice di concedere al signor Stern l'immediata custodia della bambina. La ragione addotta era che i Whitehead stavano pensando di trasferirsi in Florida, poiché erano a conoscenza dei procedimenti giudiziari che si stavano preparando e volevano eludere la giurisdizione dei tribunali dello Stato del New jersey. Il giudice ordinò l'immediata consegna della bambina alla custodia del signor Sterno
Lo stesso giorno gli Stern si presentarono di persona in casa dei Whitehead con cinque agenti di polizia e con l'ordine di custodia. Si produsse una scena molto violenta, durante la quale la signora Whitehead riuscì a consegnare la bambina a suo marito attraverso una finestra. Dopo di ciò fu ammanettata e portata via in un' auto della polizia, benché poi sia stata lasciata in libertà.
Il giorno seguente la famiglia Whitehead fuggì dallo Stato con Baby M. Gli ottantasei giorni che seguirono li passarono in Florida. Durante il mese di luglio, la signora Whitehead telefonò due volte al signor Stern, cercando di dissuaderlo dal continuare con razione giudiziaria. Durante la prima conversazione gli disse: « Preferisco veder morte sia me che lei, piuttosto che affidargliela ... Io le ho dato la vita e io posso togliergliela». -Nella seconda telefonata accusò il signor Stern di gioco sporco e lo minacciò di denunciarlo per aver molestato sessualmente sua figlia di dieci anni.
Alla fine di luglio, mentre la signora Whitehead era in ospedale a seguito di un'infezione renale, la polizia della Florida fece irruzione in casa dei genitori della signora Whitehead, atterrò la nonna di Baby M e si impossessò della bambina, che fu affidata alla custodia della signora Sterno I Whitehead ritornarono nel New Jersey e nel settembre tentarono di avere di nuovo la custodia di Baby M. In risposta alle sue domande, il giudice Sorkow confermò nella sua sentenza del 31 ottobre quanto aveva disposto il 5 maggio circa la custodia della bambina. A suo parere il contratto era esigibile e la custodia doveva essere concessa al signor Stern in ragione del migliore interesse della bambina. Il giudice descriveva gli Stern nella sua sentenza come «persone senza doppiezza», mentre la signora Whitehead era, secondo lui, «incapace di dire la verità». In conseguenza di tutto ciò, affermava che i diritti genitoriali della signora Whitehead erano terminati e concedeva a Elizabeth Stern l'adozione della bambina.
La sentenza permetteva a Beth di andare a trovare sua figlia per due ore, due volte alla settimana. Di fronte al vuoto giuridico esistente, il giudice risolse il problema adducendo che un contratto legale non si può rompere, anche se si riferisce alla custodia vitalizia di un bambino. Secondo lui i contratti di maternità di affitto devono essere rispettati, e sono giudizialmente esigibili come qualsiasi altro.
A questa sentenza la signora Whitehead fece ricorso di fronte al tribunale superiore della contea di Bergen, presieduto anch'esso dal giudice Sorkow. Il dibattimento si tenne tra il5 gennaio e il 13 marzo 1987. Il giudizio ebbe due parti. La prima si occupò della legalità dei contratti di maternità di affitto, la seconda del problema concreto di Baby M. Rispetto a questo secondo punto, il tribunale doveva decidere sulla petizione della coppia Stern che si ratificassero i suoi diritti come genitori e che le si concedesse definitivamente la custodia di Baby M. Contro questa pretesa Mary Beth allegava che la sentenza del tribunale di prima istanza era stata difettosa, favorendo il ricco rispetto al povero, e che era inficiata da «contraddizioni, criteri ambigui, analogie improprie e conclusioni inadeguate». Ma questo argomento, che all'inizio riscosse molte simpatie, andò a poco a poco perdendo forza.
La coppia Whitehead era di fatto molto conflittuale. Mary Beth si era sposata a 16 anni, e i suoi .due figli erano nati prima che compisse i 19 anni. Suo marito era un alcolizzato, al quale era stata ritirata per due volte la patente di guida. Per un periodo in cui non aveva avuto un impiego, Mary Beth aveva lavorato come ballerina in un cabaret. D'altra parte, la situazione economica dei Whitehead aveva attraversato fasi molta. negative, per risolvere le quali erano arrivati a giurare il falso. Infine, tutti i testimoni degli Stern, così come quelli scelti autonomamente dal tribunale, furono dalla loro parte, in quanto una testimone apportata dalla signora Whitehead poté essere accusata di falsa testimonianza. Tre esperti di salute mentale testimoniarono che i problemi emotivi della signora Whitehead potevano impedirle di essere una buona madre.
Tutto ciò si ripercosse nella nuova sentenza, emanata dal giudice Harvey R. Sorkow il 7 aprile 1987. In essa il giudice considerava la maternità di affitto come un procedimento lecito e legale, benché tanto nuovo e stupefacente che non poteva essere giudicato sulla base delle leggi esistenti. Rispetto all' altro tema, quello di Baby M, sostenne che il problema di base era il migliore interesse della bambina, e di conseguenza confermò la custodia alla coppia Stern, giacché il suo carattere più stabile proteggeva meglio, a suo parere, gli interessi della bambina. La sentenza qualificava la madre biologica come «manipolatrice, impulsiva e sfruttatrice, una donna che non attira la simpatia». Al contrario, gli Stern erano descritti come «persone sincere, credibili e oneste, che non avevano mostrato difficoltà nell' affrontare la crisi».
Infine, il caso arrivò al tribunale supremo dello Stato del New Jersey, che lo risolse il 3 febbraio 1988. La sentenza fu decisa all'unanimità e redatta dal suo presidente, come nel caso Karen Ann Quinlan, sopra il quale questo stesso tribunale dovette pronunciarsi nel 1976. La sua influenza sembra che non sarà minore di quella esercitata successivamente a questo celebre caso. La sentenza pone rimedio ad alcune delle incongruenze di quelle anteriori, invalidando i contratti di maternità d'affitto, applicando le leggi vigenti per la concessione della custodia e restituendo alla signora Whitehead i suoi diritti genitoriali. Al tribunale supremo non sembrava, come al giudice Sorkow, che la maternità di affitto fosse un procedimento tanto nuovo e stupefacente che non potesse essere giudicato con le leggi vigenti. Al contrario, riteneva che il termine «maternità d'affitto» (surrogate motberboodi fosse improprio, e considerava che ciò che veniva denominato con questo termine non era altra cosa che la «maternità naturale». Mary Beth Whitehead non era e non era stata una madre d'affitto, bensì la madre naturale di Baby M.
D'altra parte, il tribunale non riteneva che la pratica della maternità di affitto potesse considerarsi benefica per le famiglie. A suo parere, questo metodo riproduttivo poteva solo aiutare una famiglia a spese di un' altra. La rottura del matrimonio della madre naturale non si può attribuire, necessariamente al problema di Baby M, però non c'è dubbio che questa procedura di procreazione non può creare un vincolo familiare che a spese della distruzione di un altro.
Del resto, il contratto di maternità di affitto deve considerarsi nullo, poiché infrange diverse leggi, come quella che proibisce di pagare del denaro a una donna per indurla a dare suo figlio in adozione; l'altra, secondo la quale un bambino può essere donato irrevocabilmente solo dopo la nascita; una terza, che esige la comprovazione dell'abbandono o del disagio prima che si possa porre fine alla patria potestà o permettere l'adozione senza consenso. In accordo con questi principi, il tribunale supremo negava la liceità della maternità di affitto e affermava che nel caso di Baby M la custodia si doveva risolvere cercando il miglior interesse della bambina.
Date le profonde relazioni che si stabiliscono tra madre e figlio, il tribunale ritenne che la bambina dovesse continuare a stare con coloro con i quali era stata fin dai primi giorni di vita. È molto probabile che se il primo tribunale avesse concesso la custodia della bambina alla signora Whitehead, il tribunale supremo avrebbe deciso in suo favore. Ma non era avvenuto così, e ora il tribunale riteneva che il migliore interesse della bambina esigeva di negare la custodia della figlia alla madre naturale, Mary Beth, che ora, due anni dopo il parto, era divorziata dal primo marito e si era risposata, concedendola alla coppia Sterno A Mary Beth si concedeva, tuttavia, il diritto di visita. D'altra parte questa terza sentenza non si limitava a decidere sulla legalità del contratto, come le due anteriori, ma entrava nel fondamento etico della questione, equiparando la maternità di affitto alla vendita dei bambini e dichiarandola illegale nello Stato del New Jersey.
Questa sentenza ha diviso l'opinione pubblica nordamericana. I detrattori di questo tipo di pratiche hanno celebrato l'emanazione di essa come una vittoria, mentre i fautori della maternità surrogata sperano che questa continui ad essere praticata in altri Stati. Secondo le parole di Shannon Boff, «per noi, donare a qualcuno un bambino è tanto nobile quanto donare un rene a chi ne ha bisogno». E probabile che il tribunale supremo degli Stati Uniti finisca con lo stabilire una norma legale per tutta la nazione.