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Giovedì, 14 Novembre 2019

Trasfusione di sangue alla figlia di un testimone di Geova

Paziente di 15 anni, ricoverata nel servizio di ematologia ed emoterapia di un ospedale generale con un quadro di prostrazione, febbre a 39 gradi da parecchi giorni e infiammazione mucocutanea intensa. La paziente presentava anche metrorragie (perdite di sangue dall'utero, al di fuori dei periodi mestruali e senza regolarità), epistassi (fuoriuscita di sangue da un'apertura naturale dell'organismo, dal naso ...) ed ematomi disseminati. All’esame fisico presenta un notevole ittero delle sclere (colorazione giallastra del bianco dell’occhio), ingrossamento del fegato e lesioni eritematosi esantematiche facciali, insieme ad un quadro di ecchimosi petecchiale disseminato. I risultati delle analisi dimostrarono uno stato di anemia acuta. Si trattava, quindi, di un lupus (una malattia cronica rara di natura autoimmune, che può colpire diversi organi e tessuti del corpo) con associazione di anemia emolitica autoimmune e CID (coagulazione intravascolare disseminata).
Fu avviato un trattamento con alte dosi di steroidi; di fronte all’indicazione iniziale di trasfusione di plasma fresco congelato e piastrine per risolvere la coagulopatia esistente, ci si scontra con il rifiuto familiare più radicale a trasfondere qualsiasi tipo di “derivato del sangue”, per una proibizione religiosa, essendo testimoni di Geova. I familiari forniscono anche una “lista di prodotti permessi e proibiti”, nella quale risultano proibiti tanto il plasma quanto le piastrine, mentre sono accettati paradossalmente prodotti come l’albumina e i concentrati commerciali di fattori di coagulazione.
Lo stato drammatico era aggravato dalla situazione legale di minore età della paziente. Per questo motivo si ricorse alle autorità giudiziarie, le quali autorizzarono l’intervento medico. Fu iniziato quindi il trattamento emoterapico suddetto.
Successivamente l’evoluzione clinica della paziente richiese la trasfusione di concentrati di emazie, per la quale fu necessario ancora il permesso del giudice, dal momento che i familiari continuavano a ostacolare il trattamento.
Fortunatamente la paziente, grazie al trattamento instaurato, ebbe un’evoluzione favorevole. Attualmente sta bene.