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Giovedì, 14 Dicembre 2017

Virtù

Premessa
Nei decenni scorsi i termini virtù e virtuoso avevano perso la risonanza di perfezione e di nobiltà che avevano nell'antichità, e si erano tanto logorati da indicare atteggiamenti inautentici o artefatti, falsamente pietistici o di esteriore ossequiosità, ,assunti da una persona che, in ultima analisi, dimostra solo una immaturità psicologica e morale. Negli ultimi anni assistiamo ad una riscoperta e ricomprensione della virtù da parte degli studiosi. Perciò fino a «qualche anno fa, molti avrebbero sottoscritto l'osservazione di P. Valery: «La parola "virtù" è morta o, almeno, va morendo. Non si pronunzia quasi più ... Per quanto mi riguarda ... non l'ho intesa che con estrema rarità e sempre con accento ironico». A lui faceva eco Lalande, «Le parole "virtù", "virtuoso" tendono, pare, a scomparire dal linguaggio morale contemporaneo. Le si usa solo nelle espressioni consacrate, oppure vi si aggiunge una formula che richiama questa "semidesuetudine"». L'assenza della voce "virtù" in molti dizionari teologici e il ruolo del tutto secondario che ad essa è riservato in diverse opere contemporanee di teologia morale confermano queste valutazioni.
Evidentemente il concetto di virtù acquista maggiore o minor forza espressiva a seconda della precomprensione filosofica e teologica a riguardo dell'uomo e della sua vita morale. […]

Evoluzione del concetto di virtù
a. L'antichità classica. La riflessione sull'agire morale, polarizzata attorno all'uomo o attorno al bene morale, portò i filosofi greci a considerare la virtù o come una qualità più o meno innata della persona o come un esercizio prolungato e faticoso per raggiungere il dominio di sé e facilitare l'agire virtuoso.
Per Socrate la virtù (areté), con una connotazione marcatamente speculativa, è la conoscenza del bene da realizzare in armonia con la natura umana.
Platone considera la virtù come l'equilibrio e l'ordine interiore della persona che conosce e sceglie il bene. Inoltre, in prospettiva pedagogica, propone il complesso delle quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) come ideale dell'uomo maturo.
Aristotele nell'Etica Nicomachea, offre una riflessione più organica sulla virtù. La virtù è una qualità della persona acquisita con atti morali. Perciò la virtù, frutto di paziente sforzo personale, fa da mediazione tra l'eticità della persona nella sua intimità e la moralità oggettiva delle scelte morali. Caratteristica fondamentale della virtù è, per Aristotele, il «giusto mezzo» ("mesotes", "medietas"), cioè la saggezza equilibrata e l'habitus che fa evitare gli estremi dell'eccesso e del difetto. Aristotele analizza in maniera dettagliata l'insieme organico delle virtù che, suddivise in noetiche e dianoetiche, avvolgono interamente la persona.

b. I Padri. Le citazioni o gli elenchi di virtù che troviamo nella Bibbia, e particolarmente nel NT anche se riflettono la cultura etica del tempo, non sono una trattazione teorica a se stante, ma costituiscono i contenuti applicativi delle esortazioni morali occasionali, che scaturiscono dall'annunzio e dalla esperienza della salvezza portata dal Cristo.
L'insegnamento dei primi Padri si muove nella medesima linea del NT: presentare il mistero della salvezza in Cristo, sul quale si fonda una parenesi morale virtuosa; perciò ordinariamente con il termine virtù e le sue specificazioni si indicano le qualità morali prodotte dalla vita nuova del cristiano o da perseguire per essere coerenti con esso.
Sarà S. Ambrogio che, preoccupato di fornire un organico trattato di vita per i suoi sacerdoti, struttura il suo De officiis ministrorum a partire dalle quattro virtù cardinali della prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
S. Agostino, in un contesto antipelagiano, accentua il fatto che l'organismo virtuoso, espansione della carità divina in noi, è ricevuto da Dio e diventa una qualità permanente della persona. (Enarrationes in Psalmos 83, 11;PL 37,1065).

c. La sintesi tomista. Sulla linea di Aristotele, ma in chiave cristiana, S. Tommaso distingue gli habitus entitativi (come la grazia, che dice riferimento all'essere della persona) da quelli operativi costituiti dalle virtù; e le virtù, a loro volta, possono essere intellettuali (che hanno come oggetto la verità) o morali (che hanno come oggetto il bene). L'antropologia sottesa alla riflessione di S. Tommaso riconosce che l'uomo è «immagine di Dio» e «partecipe in Cristo della stessa vita divina». Nell'uomo, alcune virtù (fede, speranza e carità) sono qualità ricevute da Dio e «infuse» dall'Alto insieme alla grazia santificante; altre possono essere o acquisite dall'esercizio umano oppure infuse anch'esse da Dio.
S. Tommaso organizza l'intero organismo virtuoso attorno alle tre virtù teologali e alle quattro virtù cardinali; e nella sua visione unitaria illustra il nesso che intercorre tra virtù, doni dello Spirito Santo, beatitudini evangeliche e fondamentale aspirazione dell'uomo alla felicità.

d. I manuali di teologia morale. Dal Concilio di Trento in poi i manuali di teologia morale strutturarono le loro esposizioni o sulla scia della Summa Theologica, e quindi come commento all'organico delle virtù teologali e cardinali, o, sulla scia della Theologia Moralis di S. Alfonso, come riflessione sui 10 Comandamenti di Dio, e quindi privilegiando l'analisi degli atti umani sul significato delle virtù.
In parallelo alla impostazione scolastica delle virtù gli Ordini Mendicanti espongono la vita morale come imitazione di Cristo.

e. La crisi e l'interesse dei nostri giorni. Per Kant la virtù è ridotta soltanto alla pura intenzione della persona di rispettare la legge morale, in maniera totalmente indipendente da qualsiasi altro motivo utilitaristico o da eventuali risultati dell'agire umano.
Nella cultura contemporanea la perdita di incisività del termine virtù è da attribuire a diverse cause: il pluralismo filosofico che presenta diverse concezioni dell'uomo e quasi un relativismo sulla gerarchia delle virtù; la sovra-esaltazione della soggettività che rifiuta ogni struttura che coarta la libertà, compresa la struttura della virtù; una riflessione sull'ethos concentrata sull'analisi dell'atto morale e della responsabilità soggettiva; una cultura materialista che rifiuta i valori spirituali che formano il contenuto oggettivo delle virtù; l'influsso della psicoanalisi freudiana e la scoperta del mondo inconscio degli istinti che reclama il diritto a espandersi al di là delle virtù per non cadere in angustianti complessi; ecc.
Perciò la crisi sulla virtù è un segno della difficoltà in cui si dibatte la riflessione etica contemporanea. Tuttavia, negli ultimi anni, sollecitato dalla problematica del sociale e della bioetica, si è riaperto in termini nuovi il dibattito filosofico sulla virtù.
Il dibattito attuale sulle virtù si polarizza attorno a questi nodi problematici: se la virtù sia una disposizione per compiere il proprio dovere o debba sostenere le scelte eroiche della persona; se la virtù sia una qualità che migliora la convivenza sociale o sia da considerare come un tratto significativo del carattere di ogni persona; se la virtù trascenda le singole scelte di una vita buona e sia il loro significato globale e teleologico nella prospettiva della veracità, della giustizia e del coraggio.

La virtuosità richiesta dall'orizzonte della vita umana
a. La virtù nel contesto globale della esistenza. Di fronte alla vita che ci impone di risolvere, spesso con decisioni sicure e rapide, problemi urgenti che vanno dal rispetto della vita nascente all'aiuto efficace da dare al malato grave, dal rispetto della privacy di un ammalato all'obbligo di prevenire una epidemia denunciandone la malattia, la persona si trova spesso a dover impegnare tutta la sua eticità; infatti, per non tradire la propria dignità di uomo, per non nuocere alla comunità, per non vanificare il disegno di Dio che richiede una sua scelta, la persona deve prendere posizione. Ogni aspetto della moralità della persona è interpellata; infatti non si tratta soltanto di operare una scelta insignificante per la persona, ma di esprimere, nella singola scelta, ciò che in sé è giusto, onesto e obbligatorio per tutti; più esattamente, nella singola scelta l'individuo manifesterà, oltre alla valutazione del singolo caso, i valori a cui crede e il grado di maturazione personale e di conseguente assimilazione delle relative virtù.
La virtù sollecitata da una situazione umana, mette in gioco tutta la persona nella sua intimità e nei suoi molteplici rapporti con Dio, con la Chiesa, con il mondo e con il divenire della storia e del cosmo. Ogni decisione, quindi, fa crescere moralmente la persona nella sua bontà perché, attraverso il potenziamento delle sue virtù, la rende più idonea e proclive a ulteriori scelte di bene.
Se chi agisce è un credente che vive con coerenza la sua fede, nelle scelte sollecitate dai problemi della vita egli esprimerà il rapporto misterioso del suo essere del suo decidersi, alla luce di Cristo che lo chiama ad un servizio alla vita partecipando al dinamismo di salvezza che la Chiesa svolge verso il mondo.

b. Il fondamento delle virtù collegate alla vita. La prima difficoltà che si incontra, nella ricerca di un fondamento indiscusso e pacificamente accettato, nasce dal pluralismo in atto nella cultura moderna.
Ma, al di là del pluralismo necessario per la conoscenza settoriale e sempre più approfondita dei vari aspetti della esistenza umana, il fondamento ultimo e il principio unificante è costituito dalla persona umana, in quanto portatrice originale di vita che richiede di svilupparsi e comunicarsi tramite l'agire umano. E se è vero che nelle sue scelte l'uomo è sollecitato ad agire o in vista di un bene-piacere, o un bene-utile oppure un bene-onesto-morale, è altrettanto vero che l'uomo è intimamente spinto a perseguire l'uno o l'altro di questi beni a seconda che essi siano degni della sua identità di uomo.
Il concetto di dignità umana, che si ritrova in filosofia come in teologia, in diritto come in psicologia, dice riferimento non solo alla identità della persona, ma anche a quei beni-valori che l'uomo può o deve perseguire per la sua piena realizzazione.
Quindi la dignità dell'uomo, anche come essere biologicamente riconosciuto e identificato, è rispettata e promossa quando si tiene conto della sua realtà ontologica, dei suoi dinamismi relazionali e del significato intimo del suo essere e del suo agire.

[…] Esula dal nostro interesse compilare qui una classificazione completa delle virtù, che raramente trova l'accordo dei filosofi e dei teologi che l'hanno tentato.
L'esperienza personale confrontata con quella altrui e con i risultati degli studiosi di etica ci dice non soltanto che le virtù sono molte e distinte tra loro, ma che ogni riflessione organica sull'uomo e sulla vita morale darà origine a diversi sistemi di virtù.
[…] Di fronte alla vita in genere, […] la persona vive un momento decisivo della sua moralità, data l'importanza del «bene da fare e dal male da evitare»; perciò deve mettere in atto ogni energia morale, ed in particolare la virtuosità acquisita. In concreto le virtù che costituiscono la interiore solidità morale della persona (sincerità, fedeltà, coraggio, oblatività) si intrecceranno con le virtù previste dal rapporto con gli altri […] (rispetto, giustizia, solidarietà, carità universale).
La persona rispetterà, così, l'esigenza di trascendere una visione edonista o utilitarista dell'esistenza, e risponderà all'appello etico che obbliga a scegliere quanto inserisce ogni singola esistenza nel contesto più ampio della vita familiare, sociale e mondiale. In questa prospettiva etica non è esclusa, anzi è implicitamente esigita, la prospettiva, religiosa e trascendente, che ricolloca ogni riflessione e ogni intervento sulla vita, in un contesto di fede che può ritrova nel rapporto con Cristo il significato della vita anche nella sua dimensione corporea. […]

 

Voce a cura di:
Raimondo Frattalone, Docente di Teologia morale, UPS e Istituto Teologico S. Tommaso, Messina

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.