Bene comune

L'espressione BENE COMUNE è piuttosto difficile da definire, anche se non sembra. Essa è composta di due parole: bene e comune.
Bene significa il complesso delle cose desiderate che vorremmo augurare a noi e alle persone cui siamo legati.
Comune deriva probabilmente dal latino «cum munus» che vuol dire compito fatto insieme, adempiuto insieme.
Tuttavia questo non basta per spiegare il senso dei due termini congiunti - bene comune -, soprattutto come esso è inteso nella tradizione cristiana e, specialmente, nel Concilio Vaticano Il.
Cominciamo col dire che cosa non è il bene comune: non è semplicemente un patrimonio comune, qualcosa posseduta da più persone (ad esempio un campo o un bosco il cui proprietario è un gruppo, una comunità); non è un insieme di beni sociali (come la tradizione tecnologica o un' alta tradizione politica di una società), pur se fanno parte del bene comune; non è neppure l'insieme dei diritti dell'uomo. Tutte queste realtà appartengono al bene comune, ma non lo costituiscono.

Che cos'è allora il bene comune?
È l'insieme delle condizioni di vita di una società, che favoriscono il benessere, il progresso umano di tutti i cittadini.
Ad esempio, bene comune è la democrazia; bene comune sono tutte quelle condizioni che promuovono il progresso culturale, spirituale, morale, economico di tutti, nessuno escluso.
Ci accorgiamo allora quanto sia importante e prezioso questo «bene comune». In qualche maniera è previo al costituirsi di una società (perché esso consiste nella realtà dei rapporti ben stabiliti tra le persone), e nello stesso tempo deve risultare dall'impegno di tutti e non solo di alcuni.
Sul «bene comune» sono dunque chiamate a vegliare le istituzioni - la famiglia, la scuola, tutte le realtà sociali -; ciascuno di noi e noi tutti insieme siamo responsabili di esso.

Viaggio nel vocabolario dell'etica

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