Etica, Diritto, Morale

Dedico questa conversazione a tre parole difficili: etica, diritto, morale.
Il volerle spiegare a fondo richiederebbe molto tempo e ci introdurrebbe in una foresta di controversie. Mi limiterò quindi a qualche semplice richiamo.
In realtà, dietro a queste tre parole, c'è una domanda che ho sentito in me fin dalla prima conversazione e che forse alcuni ascoltatori si sono posti: perché un Vescovo parla di questi temi?
Prima di rispondere richiamo, con un esempio, la caratteristica dell'etica ricordata in precedenza, cioè il suo trattare di quelle azioni che sono assolutamente degne o indegne dell'uomo. Un cultore di critica d'arte, all'inizio della seconda guerra mondiale, di fronte al pericolo dei bombardamenti e della possibile distruzione di opere artistiche, aveva sentenziato così: "Meglio un uomo ucciso che un capolavoro distrutto!". È un esempio classico di sentenza immorale, di un modo di pensare che nessun uomo e nessuna donna sani di mente potrebbero mai approvare. Certo, tutti apprezziamo i capolavori d'arte, perché sono grandi tesori dell'umanità; ma l'umanità è ben più grande dei suoi tesori.
Una vera dottrina etica insegna dunque a confutare tali aberrazioni che sono peraltro affini a quelle di ogni razzismo, cioè contrarie a ogni sentimento di umanità.
Mentre l'etica è la dottrina che si interessa degli atteggiamenti di valore dell'uomo, il DIRITTO è l'insieme delle norme positive che le società si danno per rispondere a questi imperativi profondi e tradurli nella pratica quotidiana. Da solo, però, il diritt9 non garantisce un'etica pubblica: esso è un insieme di norme esterne che suppongono un consenso fondamentale dei cittadini sui grandi atteggiamenti che regolano i rapporti tra persone. Quando incomincia la discordia sugli atteggiamenti di fondo, ad esempio sul rispetto della vita, una società è minacciata di disgregazione e, alla lunga, non riuscirà più a darsi norme di diritto capaci di assicurare il rispetto di tutti.
Vediamo allora la distinzione e il reciproco rapporto tra DIRITTO e MORALE. La morale, in questo contesto, va intesa come la forma buona del rapporto con il mio fratello, con colui che desidero riconoscere mio prossimo. Il diritto si accontenta di dire: rispetta l'altro, anche l'estraneo, promuovi il bene comune o, almeno, non danneggiarlo. La morale, invece, dice: fatti prossimo, considera ciascuno come membro della tua famiglia, per quanto ti è possibile. Il primo precetto della morale è indicato nella parabola del buon samaritano che scende da cavallo per soccorrere il ferito di un' altra razza, che trova sulla strada, e provvede a lui per tutto. La morale, quindi, chiede di fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi.
Diritto e morale non si contrastano, ma si alleano per creare una società non soltanto Vivibile, bensì buona e fraterna. Questo è l'ideale di una comunità a misura di persona umana, verso cui ci spingono concordemente morale e diritto. E l'ideale che nasce da un credo religioso a forte contenuto etico, come quello proprio della tradizione ebraica e cristiana.
Ecco perché un Vescovo può parlare di questi temi.

Viaggio nel vocabolario dell'etica

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