Lealtà privata e lealtà pubblica

Ora parliamo di LEALTÀ, più precisamente di lealtà privata e di lealtà pubblica nel loro reciproco rapporto.
Il termine «lealtà» è molto usato nei rapporti privati; leale è una persona di cui ci si può fidare, che non mente, una persona sulla cui parola si può contare, con la quale si entra volentieri in rapporto di amicizia o di lavoro.
Al contrario, quando una persona si è rivelata «sleale», nessuno più si sente di allacciare rapporti di amicizia o di commercio o di lavoro.
Eppure questo termine così usato nelle relazioni private ha un'origine pubblica. Etimologicamente viene da «legale», parola che indica il rispetto nei confronti della legge. Nel medioevo lealtà indicava il rapporto di fedeltà tra un vassallo di ordine inferiore e un vassallo di ordine superiore; si riferiva perciò ai rapporti pubblici nella società. Attualmente questo sostantivo è usato per indicare le più alte qualità morali del rapporto tra persone, e comprende pure gli atteggiamenti di sincerità e onestà.
Tuttavia vorrei sottolineare particolarmente la figura pubblica più vasta della lealtà, cioè il comportamento proprio del cittadino che è leale verso le istituzioni.
La lealtà privata è indubbiamente importante, ma al limite potrebbe essere delinquenziale (ad esempio, quando una persona è fedele al proprio gruppo che si pone contro altri). Per essere vera, la lealtà deve estendersi al complesso delle relazioni che fondano la collettività. E dunque lealtà privata e lealtà pubblica si ospitano a vicenda, devono abitare l'una nell' altra; la lealtà, se è tale, è un atteggiamento distintivo di tutto il modo di comportarsi sia nella sfera privata sia in quella pubblica.
Solo così potremo provvedere a ciò che chiamiamo il bene comune.

Viaggio nel vocabolario dell'etica

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