Ragion di Stato

Sfogliando il vocabolario dell'etica pubblica, troviamo il termine «ragione di Stato».
Esiste una RAGION DI STATO? L'espressione oggi non è più usata, e però vogliamo egualmente approfondirla.
Stato deriva da «stare»: una realtà che sta ferma. Lo Stato è l'istituzione più importante e più stabile della società. Non a caso «istituzione» viene da «istituire», che significa «fondare», mettere le fondamenta in maniera che qualcosa duri nel tempo.
Lo Stato è dunque la più alta forma di organizzazione della vita sociale, costruita perché possa durare.
È interessante osservare che la parola «Stato» non era nota, in questo senso, alla lingua latina che, per esprimere il medesimo concetto usava termini come «civitas» o «res publica».
Essa appare per la prima volta nell'opera Il Principe, di Niccolò Machiavelli (quindi nel 1513), e da allora ha avuto grande parte nella filosofia pubblica. Tante discussioni, infatti, hanno avuto luogo attorno a tale concetto. Per Machiavelli «ragione di Stato» significa che, in ragione del diritto assoluto alla propria sopravvivenza e alla propria stabilità, lo Stato potrebbe compiere azioni vietate al semplice cittadino, azioni in sé immorali. Da qui è facile il passo alle più generali ragioni della politica, che permetterebbero al politico di compiere azioni non lecite all'uomo onesto.
Per questo affermiamo che non si ha, in senso proprio, né «ragione di Stato» e nemmeno «ragioni della politica».
Ed è proprio qui che emerge una parola oggi in uso: obiezione di coscienza. Obiezione di coscienza significa che nessuno, neppure lo Stato, può chiedere di andare contro la propria coscienza. Se ciò avvenisse, allora si deve obiettare, si deve cioè (nel senso etimologico della parola) «gettarsi contro», addurre argomenti e comportamenti contrari.

Viaggio nel vocabolario dell'etica

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