Il principio "responsabilità"

Tutti hanno chiara l'idea di che cosa sia la responsabilità.
La parola deriva da «rispondere» che ha nel suo corrispondente latino «respondere» il verbo «spondere» che significa promettere, impegnarsi.
Nella parola «rispondere» è quindi incluso un forte senso di impegno.
Di solito, però, noi la usiamo in un'accezione più generale, per indicare cioè che si replica ad una comunicazione altrui.
Ma il senso di «impegno» è puntualmente ripreso nel termine responsabile; è responsabile chi risponde delle proprie azioni e questa qualità è da tutti molto apprezzata, tanto è vero che nessuno oserebbe dire di se stesso: io sono un irresponsabile. E tuttavia le prime parole pronunciate dall'uomo, secondo la Bibbia, sono espressione di «irresponsabilità». La prima parola di Adamo è: «Ho avuto paura»; quella di Caino è: «Sono forse custode di mio fratello?, sono forse suo responsabile?».
Questo fatto ci induce a pensare. Torniamo al Principio «responsabilità».
Hans Jonas, nel suo famoso libro che porta appunto questo titolo, spiega come noi siamo responsabili anche delle conseguenze più lontane dei nostri atti, soprattutto in relazione agli interventi tecnologici sull'ambiente. E siamo quindi responsabili a vasto raggio di ciò che facciamo attraverso la tecnologia; siamo responsabili del futuro, delle future generazioni.
Possiamo dire che a una maggiore tecnologia corrisponde una maggiore responsabilità, e noi ci abituiamo lentamente e a fatica a questo fatto. Per noi più tecnologia significa più comodità, e non vorremmo significasse più responsabilità.
Qual è allora il nostro compito? Dobbiamo imparare a vedere i nostri atti con gli occhi degli altri - vicini, lontani, presenti e futuri - e sapere infine che alla radice di tutta la storia biblica c'è un patto di alleanza, l'alleanza di Noè, la quale insegna che gli uomini e le donne della terra tutti insieme portano con Dio la responsabilità del creato.

Viaggio nel vocabolario dell'etica

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