Fino a che punto si può essere sinceri?

Abbiamo già parlato della trasparenza. Sotto questa parola alla moda, ne intravediamo un' altra più profonda e più antica: SINCERITÀ.
È sincero ciò che è puro, schietto, non adulterato. Etimologicamente, il vocabolo viene forse da una radice che significa «crescere»: una cosa cresciuta da una sola ascendenza, che ha un' origine ben chiara e univoca. Ad esempio, è «sincero» un vino non mescolato.
L'espressione si applica poi ai rapporti sociali nei quali si invoca e si apprezza la genuinità, l'assenza di doppiezza, la limpidità: un amico sincero, un affetto sincero.
Sincerità nel parlare è la corrispondenza tra il parlare e il modo di sentire, è la trasparenza nell'esprimersi.
Nella vita quotidiana emerge spesso una domanda: È conveniente, è giusto dire sempre tutto? Sarebbe possibile una vita sociale e civile in cui tutti i sentimenti fossero spiattellati senza riserbo, in cui non vi fosse più posto per il pudore e per la privatezza?
La questione riguarda in particolare i mezzi di comunicazione sociale e quelle zone di riserbo e di segretezza riguardanti, ad esempio, certe indagini giudiziarie e che comportano la tutela del buon nome delle persone fino a quando non ne sia provata la colpevolezza.
Nel quadro della morale privata, la domanda potrebbe porsi a proposito dell'opportunità di dire e fino a che punto dire la verità a un malato grave, con il rischio di minarne le possibilità di resistenza e di lotta contro il male.
Il problema è dunque complesso e ci fa comprendere che nella vita occorre sempre guardarsi da soluzioni troppo precipitose e semplicistiche. Da parte mia, ricordo soltanto due principi.
1. La sincerità va intesa anzitutto come la disposizione a dire tutto ciò che le singole materie e i singoli rapporti esigono, per loro natura, che sia espresso. Essa comporta dunque la capacità di distinguere quanto compete a tutti di conoscere. Non è sincerità né l'impudenza né la delazione né il tradimento del segreto professionale, cose tutte che non rendono più trasparente, bensì più torbido il rapporto sociale.
2. Insieme, la sincerità è la disposizione a non ricorrere mai alla menzogna. Chi vi ricorre anche per un apparente buon fine, specialmente se si tratta di un uomo politico, distrugge la credibilità sua e del suo gruppo.
Di conseguenza, la sincerità è pure accettazione di qualche sofferenza o disagio che deriva da tale disposizione. La sincerità, spesso, non paga subito e tuttavia è solo su di essa che si costruisce una società più trasparente, nella quale le persone oneste dissipano ogni sospetto sul loro operato sociale e civile, e acquistano la fiducia necessaria per vivere nella famiglia, nel gruppo, nella società nazionale e internazionale.
Di nuovo concludo con una nota di ottimismo: la sincerità ricostruisce ciò che comportamenti oscuri hanno tentato di distruggere.

Viaggio nel vocabolario dell'etica

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